Non è facile gestire una squadra di calcio. Lo sanno bene i proprietari/padroni di molte squadre e Cairo, credo, non fa eccezione. Quello che però Cairo e i suoi accesi sostenitori non hanno capito o volutamente ignorano è che il tifoso è passionale ma non stupido.

L’amore per la propria squadra è come quello per una persona, si accettano i difetti ma non le mancanze volute o addirittura programmate, sopratutto quando vengono maldestramente mascherate come necessità o come costrizioni. Non si può chiedere fedeltà del tifoso alla squadra quando dall’altra parte si fa tutto per deluderlo. Va bene l’inesperienza, possiamo sopportare e capire le difficoltà di bilancio quando ci sono, ma quello che ci ritroviamo di fronte per l’ennesimo anno è un progetto a metà, incompiuto e addirittura raffazzonato in una delle sue parti essenziali (quest’anno la difesa), con alla guida un comandante anche lui incompiuto, in grado di far partire a razzo le sue squadre per poi perderle nel cammino non appena si presenta una curva pericolosa, palesando difficoltà nel ragionamento logico nei momenti critici.

Praticamente, come dare una macchina incompleta ad un pilota che manca in qualche fondamentale di guida. Prima manca una ruota, poi un’altra, poi il volante, poi ci si dimenticano i freni, il tutto dato ad un pilota che non sa accelerare andando dritto (Ventura) o chi non sa frenare e sterzare (Mihajlovic). Il tifoso può sopportare l’errore di un anno, due, ma qui sono stati inanellati 12 anni di sostituzioni di pezzi in cui si lasciava sempre una parte incompleta, colpevolmente incompleta. L’Amauri dell’ultimo minuto, l’Antenucci lasciato senza contratto per errore all’ultimo giorno, il Carlao arrivato come un UFO, il Jansson lasciato andar via, l’acquisto di giocatori lunatici come Ljajic per poi, guarda un po’… scoprire che sono veramente lunatici. Senza citare gli idoli, pardon, le plusvalenze.

Al vertice di tutto, si sente pesante l’assenza di un manager in grado di gestire squadra e allenatore, in grado di fare rispettare la società e capire quando le cose non vanno per il verso giusto, senza aspettare episodi come quello del rigore di Iago Falque contro l’Empoli, o i casi di giocatori non in forma o che non rendono come dovrebbero e che vengono gestiti in pubblica piazza per il sollazzo dei gossip-ari di professione. Questo ruolo non è coperto attualmente da nessuno degli uomini di Cairo e non può certo ricoprirlo Cairo, che per quanto possa essere un grandissimo dirigente d’azienda, di calcio e di Toro ne capisce troppo poco.

Ogni anno si rimanda a quello successivo, prima l’attacco sterile, poi il regista che non arriva mai, adesso la difesa fatta di giocatori non più giovani oppure di fisico precario, ma soprattutto senza un giocatore all’altezza, almeno uno, in grado di dare una garanzia di continuità e guidare il reparto. E ogni anno si disfa quel poco che si è costruito, rimandando all’infinito quello che si era promesso, con giocatori che non appena iniziano a rendere bene in campo vengono incentivati con la promessa di lasciare la squadra non appena arriverà una proposta irrinunciabile. L’anno prossimo sarà probabilmente quello della partenza di Belotti, sacrificato per poter comprare i pezzi necessari per rimediare alla difesa inesistente di quest’anno. Sì, ma l’attacco?

Non è difficile comprendere allora il pensiero di chi la definisce polleria, come Daniele, un amico tifoso del Toro, che afferma:

La polleria ha vinto anche quest’anno. Mezza squadra ha l’unico pensiero di sistemarsi per l’anno prossimo
Iago perché è rilanciato,
Belotti perché è Belotti,
Ljajic perché si sa che ambisce a grandi palcoscenici,
Baselli perché è predestinato,
Benassi perché è giovane,
Barreca perché è l’astro nascente,
Hart torna dove gli compete,
Castan torna a casa,
Iturbe anche, in virtù di un riscatto volutamente impossibile.
Zappa poi, cerca di andare all’estero.
L’importante è andarsene dalla polleria. Una squadra senza progetto che non sia incassare.

La passione del tifoso deve essere alimentata, il Toro ha bisogno di essere una macchina oliata e completa in tutte le sue parti, magari all’altezza del budget disponibile e non perfetta, ma completa e affidata ad un pilota che sappia allo stesso tempo essere rispettoso della storia del Toro e garantire capacità tecniche degne di un allenatore della massima serie italiana.

Ma con Cairo sappiamo già la risposta: l’anno prossimo.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

5 pensiero su “La polleria di Cairo e la delusione dei tifosi”
  1. Si sono d’accordo ,ma credo che il ns presidente non abbia investito abbastanza con i soldi ricevuti dalle vendite,quindi credo che ora debba dimostrare dove li investira in futuro e credo sia l’ultima scusa che avra’ che poi non ci saranno più scuse basterà fare il conto tra vendite e acquisti.

  2. ma basta.
    son 12 anni ancora aspettiamo la prossima campagna acquisti ?
    te la anticipo io.
    se pagano la clausula da 100 milioni cercherà di trattare in ogni modo al fine di evitare di trovarsi 100 milioni sul bilancio 2017 (ha già 20 milioni maksimovic +4 jansson e forse 4,8 martinez). cercherà accordo con chelsea o manutd in modo da avere tipo 90 milioni + giocatore da 10 milioni in prestito con diritto di recompra. E così i 90 milioni li spalmerà 10 sul bilancio 2017 e gli altri in 4 anni da 20 milioni.
    Ma ancora non avete capito cairo ?
    stiamo apposto.

  3. Secondo il mio punto di vista Cairo , una volta avviato il Fila, venduto quei 2 o 3 giocatori che le danno delle ottime plusvalenze, comprando qualche personaggio giusto per barcamenarsi e non retrocedere, dopo venderà il Toro portandosi a casa una bella plusvalenza. Tutto questo entro massimo 2 anni.

  4. Scommetto che, molti dei detrattori di Cairo (tra i quali all’inizio mi collocavo anch’io), sono gli stessi che hanno chiesto a Sergio Rossi di andarsene per gli stessi motivi (tra l’altro in quel caso, i tifosi sono stati accontentati). E si badi bene, si è passati dallo sfiorare lo scudetto nell’85 con lui, all’inizio del florido ventennio che tutti conosciamo dopo la sua partenza. Io suggerirei a tutti di cercare di essere meno miopi. Volevo anche chiedere: chi 15 anni fa sarebbe stato tanto indignato se gli avessero descritto la nostra situazione attuale (che per altro credo sia di transito)? Qualcuno vorrà riconoscere che alla crescita dell’imprenditore Cairo è corrisposta anche la crescita del Toro oppure si vuole pensare e far pensare che il livello è ancora quello degli anni di D’Onofrio, Pagano, Di Michele, Diana, Pancaro, Coppola,…,Franceschini, Di Loreto, Abbruscato, Oguro, …, De Vezze, Gasbarroni, …, Recoba, ecc. ecc.

    1. Rispondo con ritardo e mi dispiace. Ma l’evidenza del mercato di questi giorni di metà luglio 2017 basta a rispondere a questo messaggio. Non aggiungo altro.

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