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Il valore della rosa

Dalla sua rifondazione, il Torino ha visto crescere in modo discontinuo il valore dei calciatori componenti la rosa. Nel primo anno, vista la turbolenta rinascita, ci si è affidati sopratutto ai prestiti mentre negli anni del ritorno in A si è investito in nuovi giocatori in modo alquanto caotico (Foschi, il DS di allora, ne fu grosso responsabile) con l’acquisto di giocatori per niente utili alla permanenza in A (vedi il caso di Simone Barone). Al ritorno in B il parco di giocatori subì un logico ridimensionamento e dopo diversi tentativi e numerosi errori nella scelta e nella gestione degli allenatori, si è iniziato ad investire di nuovo in calciatori ma questa volta in modo ragionevole.

I risultati, e la valorizzazione dei calciatori che indubbiamente il ciclo di Ventura ha generato, sono ancora visibili oggi con un valore della rosa che si è quasi raddoppiato dal ritorno in A.

Il valore della rosa iscritto a bilancio non è però pari alla somma del valore dei cartellini dei giocatori. Ogni giocatore infatti, subisce di anno in anno una svalutazione dovuta alla diminuzione del numero di anni residui di contratto.

Consideriamo ad esempio il caso di Ciro Immobile: acquistato dal Genoa a 5.5 milioni nell’estate 2013, viene stipulato con il giocatore un contratto di 4 anni. Si suppone quindi che ogni anno 1/4 del valore del suo cartellino venga perso (ammortato), mettendo quindi a bilancio un valore inferiore per lo stesso giocatore anche se la società ha a disposizione il giocatore in tutto e per tutto per ognuno dei 4 anni.

I giocatori che vengono completamente ammortati (finiscono il loro periodo di ammortamento e rimangono in rosa con un nuovo contratto) oppure quelli svincolati, non vengono considerati nel valore della rosa, come ad esempio fu per Matteo Sereni, a meno che nel bilancio non vengano rivalutati. L’opportunità di rivalutare o svalutare un giocatore è uno degli strumenti disponibili ad una società sportiva per aggiustare/modificare l’attivo in bilancio a seconda delle esigenze contabili, ma dopo gli scandali sulle plusvalenze degli anni immediatamente precedenti all’era Cairo e che coinvolsero anche il Torino 1906 di Cimminelli le società di calcio attuali si guardano bene dal fare manovre che avrebbero comunque bisogno di molti giustificativi. Nello scandalo di cui si parla (ovviamente sotto gli occhi volutamente distratti di molti giornalisti dell’epoca) furono 24 i milioni di euro messi a bilancio con cui il Torino acquistò gli sconosciuti Panarelli, Schettino e Paoletti dalla Roma in cambio della vendita degli altrettanti sconosciuti Fontana, Frezza e Martinelli per 17,4mln €, il tutto senza che ci fosse scambio di denaro perché vendite e acquisti temporanei di comproprietà che vennero annullati l’anno successivo.

Tornando al Torino FC, nel grafico che segue è riportato l’andamento storico del valore della rosa.

Le voci investimenticessioni sono riferite al calciomercato dell’anno fiscale. La prima indica gli effettivi investimenti della società in calciatori, mentre la seconda voce riguarda solo la diminuzione del valore residuo dei giocatori scritti a bilancio. Ad esempio, Gianluca Sansone è stato acquistato dal Sassuolo per 3.2 M€ (milioni di euro), ammortato per sei mesi per un valore pari a 0.53 M€, viene rivenduto l’anno dopo al Sassuolo per 2.9 M€ quando in bilancio ha un valore di 2.67 M€ = 3.2 – 0.53. La cessione risulta essere quindi pari a 2.67 M€, realizzando una plusvalenza di 0.23 M€ = 2.9 M€ – 2.67 M€. Angelo Ogbonna, il cui valore a bilancio era nullo (non è stato acquistato) è stato venduto alla Juventus per 13 M€, non incidendo per nulla nella voce cessioni. E’ stata realizzata pertanto una plusvalenza di 13 M€.

Nel grafico che segue sono riportati i numeri riguardanti il calciomercato, riportando le plusvalenze realizzate insieme al valore di cessione. Questi numeri non tengono ovviamente conto di tutti i dettagli finanziari, ma consentono in qualche modo di rendersi conto delle operazioni in ingresso e in uscita anno per anno. Da notare quanto sia notevolmente aumentata la quantità di plusvalenze realizzate negli ultimi anni, con gli affari relativi principalmente ad Ogbonna, Cerci, Immobile e Darmian.

Le plusvalenze e le cessioni sono riportate in positivo perché corrispondono ad incassi, mentre le minusvalenze e gli investimenti sono riportati in negativo, corrispondendo a perdite o uscite di cassa.

Nel grafico che segue sono messi a confronto il valore netto della rosa e il valore lordo (quello cioè che non viene decurtato dagli ammortamenti). Il valore lordo non tiene comunque conto della presenza in squadra di giocatori in prestito o di giocatori pescati tra gli svincolati. A questi due valori è stato quindi affiancato quello della rosa efficace, ottenuto sommando il valore di mercato di ogni giocatore presente in rosa ad ogni inizio stagione (comprensivi quindi prestiti e svincolati, valori presi da Transfermarkt). I valori sono molto differenti sia a causa della presenza dei giocatori in prestito, sia perché comunque si riferisce ad un momento particolare della stagione, mentre gli altri valori si riferiscono all’anno fiscale. Mancano i dati relativi all’anno 2005, il primo anno di Cairo, mentre l’anno 2016 (non compreso nel grafico) porta il valore di mercato della rosa a 121mln €, grazie ai prestiti di Hart, Castan ed Iturbe e al valore di mercato in forte crescita di alcuni giocatori tra cui Belotti, quotato 20mln€ ad inizio stagione.

Al di là dei numeri si può dire che il Torino FC sia cresciuto negli ultimi anni in modo costante, almeno in termini di valore della rosa. Gli anni precedenti alla risalita dalla B sono stati densi di investimenti approssimativi e giocatori poco validi per quanto molto quotati. Con l’arrivo di Petrachi, nel 2010, l’inversione di tendenza c’è stata, anche se non sono corrisposti a risultati sportivi proporzionali al valore della rosa, sopratutto perché molti giocatori pagati a caro prezzo si sono rivelati parzialmente adatti o comunque in un contesto di squadra incompleto che ha mancato di valorizzare il loro apporto.

Prossima settimana: Il passivo e il contributo di Cairo.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

Un pensiero su “I Bilanci del Torino FC: II parte. Il valore della rosa”
  1. L’operato di Gianluca Petrachi è stato positivo sul piano economico e i bilanci lo dimostrano: Anche grazie ai trucchetti fiscali che tu hai evidenziato e alla legislazione che permette di contabilizzare il valore di un giocatore e di ammortizzarlo in base agli anni.

    Epperò altrettanto non si può dire sul piano sportivo.
    Infatti 4 giocatori su 5 comprati da Gianluca Petrachi vengono venduti a un prezzo inferiore a quello di acquisto. Vedere per credere:
    http://torinotransfers.blogspot.it/2016/12/gianluca-petrachi-plus-minus.html
    E non c’è da stupirsi di questo dato drammatico (4 su 5 !!!) perché i risultati del Toro petrachiano (dal 7° al 15° posto) stanno lì a certificare oltre ogni ragionevole dubbio che il diesse del Torino non è in grado di svolgere le sue funzioni in un team di serie A che sia ambizioso.

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