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E’ stata un’iniziativa strategica, usare il livello infimo dei politici locali e il loro desiderio di raccogliere voti con ogni pretesto per rendere possibile una cosa che in realtà era sacrosanta: poter dare un nome allo stadio in cui gioca il Toro ed intitolarlo ad una squadra che per Torino significa molto, tantissimo, il “Grande Torino”.

Certo, c’è da storcere il naso per diversi motivi. Uno, perché è uno stadio assolutamente non adeguato al calcio, gli spalti distantissimi dal terreno di gioco, la scarsa visibilità del piano inferiore, la indisponibilità di posti in curva in numero sufficiente rendono questo stadio l’alibi perfetto per un affarista come Cairo, che cerca sempre pretesti per ottenere il massimo risultato spendendo ed investendo il minimo (se possibile zero).

Due, perché al solito i due squali (Cairo e Fassino) si sono auto assegnati un merito che non hanno, l’aver fatto lo sforzo di accordarsi per l’intitolazione dello stadio (probabilmente si sono scambiati una telefonata), quando in realtà questo obiettivo è stato raggiunto solo grazie allo sforzo compiuto da una tifosa (non cito il nome ma tutti sapete chi è se siete tifosi del Toro) che ha rotto le balle sui social network a gran parte dei tifosi del Toro fino a raccogliere più di 11.000 firme (siete sempre in tempo ad aggiungere la vostra firma se non l’avete ancora fatto). La stima che molti hanno su di lei, la condivisione diffusa e infine l’attenzione che ha suscitato prima in alcune testate online dedicate al Toro e poi nella carta stampata, è riuscita a creare l’effetto valanga portando a questo notevole risultato.

Ovviamente, Cairo e Fassino si sono mossi solo dopo la valanga, quando lo stesso risultato avrebbero potuto ottenerlo molti anni fa. C’era di mezzo però un contenzioso tra Cairo e il Comune, con quest’ultimo intenzionato a mollare la patata bollente dell’ex-Comunale (più le milionarie ipoteche ancora pendenti) al presidente sparagnino del Toro, in cambio della possibilità di fare dell’Olimpico cosa volesse.

Ma è periodo di elezioni, Fassino si gioca il jolly a malincuore (non per niente Cairo cincischia, proponendo – sempre per non pagare un euro – di rinominare lo stadio “Olimpico Grande Torino“) e con sorrisi stentati e probabilmente un dito medio nascosto dietro la schiena fa questa concessione, credendo che questa mossa politica possa regalare qualche voto al suo scassato partito politico.

Una piccola concessione, nulla in confronto a quello che il comune di Torino e Cairo dovrebbero fare per il Toro, è stata fatta in questi giorni grazie all’iniziativa di una sola persona e nonostante la pigrizia esasperante di molti tifosi. Vi siete mai chiesti veramente cosa potrebbero fare tante persone che agiscono d’accordo, tutte insieme? Beh, fatelo. L’idea che tanto un tifoso non può niente è stata definitivamente sconfessata.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

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