CheVentura - Hasta la victoria (quasi) siempre
El conducator Che Ventura – Hasta la victoria, ma con moderazione

Ieri una ventina di tifosi del Toro, organizzatosi online il giorno prima, hanno deciso di farsi vedere all’uscita dell’allenamento dei giocatori granata, allo scopo di manifestare la rabbia conseguente alla prestazione del derby di coppa, scarsa sia dal punto di vista sportivo che caratteriale.

Nessun desiderio di alzare le mani, solo desiderio di esserci e cercare di far capire che il tifoso del Toro merita di più, non la vittoria ma almeno la dignità.

Mentre questi 20 iniziavano le prime discussioni accese coi giocatori in uscita (Maxi e Moretti uomini di spessore una spanna più degli altri), un gruppo di altri tifosi, di quelli che si muovono facilmente anche oltre i cancelli, prima discutono animatamente con i guardiani che erano l’incarico di strappare gli striscioni, poi uno di loro viene alle mani con Glik, subito separati.
Di Ventura nemmeno l’ombra, forse scappato via dal retro.
Al netto di tutto, le testimonianze parlano di uno scenario deludente, con molti giocatori che guardano i contestatori come se venissero da un altro pianeta, come se in nome del “non esiste più il calcio di una volta” la mollezza e tutte ‘ste moine scambiate a fine partita con i gobbi siano adeguate ai tempi. In più una diffusa aria demenziale, tranne pochi casi, che vabbé può essere normale per il livello di cultura e l’età, ma sembra inadeguata se confrontata con quanto attaccamento visto da parte dei ragazzi della Primavera.
Un’ottima analisi del momento, molto cruda ma ci sta tutta, è stata fatta da Ferrigno (FT), riportata qui di seguito quasi integralmente.

La cosa che immediatamente salta agli occhi, è che sta “sindrome del deportato” calza a pennello con la visione che la proprietà ha del Toro.

Provate a pensarci… non cagare il cazzo a nessuno, profilo basso sempre, ogni tanto una capatina nei quartieri alti, ma con estrema discrezione… mai una parola fuori posto contro il sistema, contro il potere costituito, contro gli arbitri, anche quelle volte che andrebbe fatto davvero.

L’allevamento intensivo dello scolaretto alla Darmian (avercene per un milione di anni eh…) che sa già in principio che la sua permanenza è appunto, una tappa. Noi siamo “una tappa”.

Vi ricordate le dichiarazioni […] del marocchino pavido?….o di Cercy? Non ci si può quindi stupire del fatto che quando accadono balordoni del genere loro facciano le facce sbaruate alla Vives di ieri del tipo: “ma siete arrabbiati, ma davvero?… ma siamo a pochi punti dal milan…”.
Loro sono parte di quel reality con ciccio allenatore, solo che si svolge tra i professionisti….sono intangibili nelle loro torri d’avorio, adorati, […] personalmente (non la maglia eh….) idolatrati e vedono la vita filtrata dai vetri oscurati delle loro macchine.

Raramente gli sbatte in faccia la realtà….e sto sistema ovattato allammerda, ha la suprema regia di Ventura, che è il direttore d’orchestra di sto Truman Show della mediocrità, lui è il sindacalista della deportazione, il garante della mediocrità per conto di Ciro.

Tutto ciò che si frappone è mera rottura di cazzo, sovrastruttura inacettabile e deviante. Così un manifesto con scritto “vergogna” viene rimosso dallo sbirro solerte che invece non si scompone se Bruno Peres sgomma ai 150 in mezzo alla folla… così il Kapò vestito da Toro ma col cuore e il distintivo della gobba fa lo spesso con 4 ragazzini perchè spalleggiato (molto probabilmente) da quelli che arrivano dopo e mettono in scena un siparietto degno di Eduardo De Filippo con Petrachy.

Così un allenatore settantenne, dopo una simile prestazione, si sente in diritto di non farsi vedere ed esce dal retro come un ladro per non parlare con 10 ragazzini e 10 padri di famiglia imbottiti della deflagrantissima arma dell’ironia.

Guardate che quello che succede in campo è l’esatta traduzione di quel che sto dicendo: a condizioni normali, si gioca… si prova a giocare… si fa il compitino, ma sempre estremamente controllati, senza fughe in avanti, individualismi, senza mettersi in evidenza, in una parola, anche lì, senza disturbare il manovratore… l’allevatore di deportati.

Questa è la traduzione in fatti del giuramento di subalternità, ed è l’essenza di ciò che a noi è noto come: “CONOSCENZE”.

Non rompete il cazzo, vi abbiamo presi dal cassonetto, e ora l’elemosina la esercitiamo come cazzo vogliamo noi. E fa breccia… fa breccia nelle menti semplici e in chi non ha visto altro che cassonetti….i maître a penser del cassonetto appunto, quelli con la paura del buio: “Ma via loro chi ci prende?….meglio lerda?….e i palloni arancioni?”.

E’ una oliatissima macchina della dissimulazione e dell’inganno, allo stato non c’è modo di opporvisi.

Perché rinasce il fila… perché la squadra bordeggia dove non è da vent’anni, perché ci invidiano i cciofani dell’under 21… perché abbiamo il portiere in nazionale, perché Vives è un signore e lider dello spogliatoio… è normale?… è normale sta perdita progressiva di identità?

E’ normale spogliarsi degli abiti della storia per indossare come se si stesse a pitti uomo, quelli della quotidiana mediocrità?… secondo me assolutamente no.

Cosa gli può fare paura?….solo che un giorno si ricominci a vestirsi con gli abiti che sono sempre stati i nostri, quelli dell’irredentismo, della non omologazione (“è finito quel calcio”….stograncazzo), del dissenso che parte individuale e cresce. A questi fa paura chi pensa e cerca le passioni.

Le passioni fanno paura……fanno paura ai furbetti del campettino, all’allevatore di deportati, al suo lider di spogliatoio, e al leviatano del bilancio… e noi è di questo che li dovremmo sommergere, magari partendo dai fischi, anche se le croci in campo son sempre una bella suggestione.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

2 pensiero su “Il processo di crescita di venti tifosi”
  1. HO 55 ANNI E DAL 70 AL 1988 HO FREQUENTATO LA MARATONA NEGLI ULTRAS,QUEGLI ULTRAS NON QUESTI.DOPO PARTITE DEL GENERE AVREMMO FATTO IL DIAVOLO A QUATTRO PER EDUCARE I GIOCATORI,MA QUESTE SONO SOLO DELLE FIGHETTE INTENTE SEMPRE AD AGGIUSTARSI L’ELASTICO DEI CAPELLI,SU QUALI SONO I PRINCIPI DELLA COMBATTIVITA’ GRANATA,MA NON NE ABBIAMO MAI O QUASI AVUTO BISOGNO,PERCHE’ IN CAMPO SCENDEVANO UOMINI CONSAPEVOLI E RESPONSABILI E NON PERSONAGGI COSTRUITI E SOPRAVVALUTATI,CHE NON RAMMENTANO PIU’ DA DOVE ARRIVANO E CHE DAVANTI AD UNA CURVA COME LA NOSTRA CHE LI FAV SENTIRE DEGLI DEI IN TERRA SI SENTONO IN DIRITTO DI PRENDERCI PER IL CULO,NO NO.
    DOBBIAMO RICOMINCIARE AD ESSERE PIU’ DURI CON LORO E A FARGLI VISITA UN PO’ PIU’ SOVENTE,PERCHE’ SE HAI PAURA DEL TIFOSO DEL TORINO,TU DEL TORINO NON HAI CAPITO UN CAZZOI E SEI SOLO UN CONIGLIO E I CONIGLI HANNO LO STADIO A VENARIA.

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