Los caudillos - Trovate l'intruso (se c'è)
Los caudillos – Trovate l’intruso (se c’è)

Ci sono persone che usano le parole per informare, alcuni che le usano per colpire, altri per scandalizzare.

E poi ci sono le persone come Domenico “Mecu” Beccaria in cui il senso dell’opportunità per affermare qualcosa è morto e sepolto, sopratutto nei neuroni sempre troppo attivi e troppo spesso nel modo sbagliato.

Rappresentante dell’AMSG nel CdA della Fondazione Filadelfia, originariamente in quella carica in qualità di rappresentante dei tifosi del Toro ma nei fatti rappresentante della Sua creatura, il Museo del Toro, Beccaria colpisce per il suo modo di tirare fuori dal cilindro delle frasi ad effetto propagandistico, con il suo dire, non dire con i suoi sottintesi sottili, della serie chi sa capisce.

Ma in realtà spesso non si capisce un cazzo, non si sa a chi si riferisce, cosa sta difendendo (beh, quello si è capito, spesso sono i suoi interessi) e contro chi ce l’ha.

Si trattasse di un opinionista dei social network, fregherebbe a pochi meno di niente, si attiva il ban e basta lì. Il problema è, come è detto, che si tratta di uno dei rappresentanti dei tifosi del Toro in Fondazione, ma che fatti alla mano, dei tifosi del Toro interessa solamente se applaudono sotto il suo piedistallo.Idiozie-di-Beccaria-2

L’ennesima uscita, l’evocazione di una frase pronunciata da Mussolini “Molti nemici, molto onore” (ma in realtà, appartenente a persona di ben più grande spessore, Giulio Cesare) a proposito della sua strenua difesa del Fila contro tutto e tutti (machisselo), ha scatenato le solite e giustificate reazioni, sopratutto a causa dell’ostentato individualismo con il quale gestisce qualsiasi faccenda legata al SUO museo, con il SUO team di architetti, per costruire qualcosa che solo la SUA illuminata gestione, grazie alle SUE conoscenze in materia di musei, potrà far prosperare con le persone che ci lavoreranno dentro, sicuramente anche scelte a SUO insindacabile giudizio. E la cosa divertente è che accusa i contestatori di perdere tempo a farsi seghe mentali sui social network quando lui è il primo a perdere tempo e a lanciare slogan autocelebrativi.

Già, perché di tutto il resto del fantomatico gruppo di persone che gestisce il museo, lui appare l’unico Dio e tutti gli altri come degli esseri quasi senzienti preposti solo a fargli da contorno. Non meraviglia pertanto l’uso della Tromba di Bolmida il giorno dell’inaugurazione e il suo tentativo di suonarla come se fosse, ancora una volta, un SUO giocattolo, davanti ad una folla adorante in cui però i pochi ancora in grado di intendere e di volere inorridivano letteralmente alla vista di un reperto usato a scopo (auto)propagandistico.

Una delle recenti uscite autopropagandistiche del caudillo da operetta (cit. Sergio Santagiuliana) in cui agita il suo giocattolo, la famosa Tromba di Bolmida

Non meravigliano nemmeno le uscite della serie “io so io e voi nun siete un cazzo”, come quella nell’immagine (mostrata a lato) che si autoconfeziona nel tentativo di convincere il popolo granata di essere l’unico giusto in mezzo a tante pecore, tentativo frutto del suo delirio di onnipotenza.

Ciliegina sulla torta, il suo curriculum riportato sulla pagina della Fondazione Filadelfia che, oltre a citare una serie di esperienze la cui sostanzialità potrebbe essere oggetto di discussione (anche io ho visitato tanti musei ma di conservazione di reperti storici non ne capisco lo stesso una fava), cita in fondo le sue motivazioni, che riporto testualmente:

Dichiara inoltre di aver ricevuto i Sacramenti di Battesimo, Comunione e Cresima, successivamente un po’ accantonati, di aver effettuto tutte le vaccinazioni previste dal SSN, di aver completato le scuole dell’obbligo e di aver assolto al servizio di leva. È padre di Valerio, chiamato così in onore di Bacigalupo, portiere del Grande Torino, quarta genereazione di Beccaria Granata. Non ha mai completato nessun album delle figurine dei calciatori, sperando non sia grave od ostativo all’incarico ricoperto…

Ripeto: questi non sono gli appunti scritti sulla carta igienica preposta poi a pulire il suo deretano, è il curriculum presente sulla pagina della Fondazione affianco a quelli degli altri partecipanti al CdA. Fa meraviglia il suo sentirsi così superiore a tutti noi poveri mortali, ma i deliri di onnipotenza possono essere tutto sommato innocui se non fosse che la persona in questione andrà a concorrere per aggiudicarsi l’area commerciale del Fila, essendo lui stesso nel CdA e partecipando lui stesso alla stesura del progetto dell’area (sono i SUOI architetti che stanno stendendo il progetto), una situazione che genera un conflitto di interessi che anche Polifemo cecato vedrebbe.

L’avesse fatto di nascosto, avremmo pensato al solito furbetto, italiano piccolo piccolo, che pensa solo a rendere bello il suo giardinetto e a fare una bella porzione di cazzi propri. Ma tutto sotto gli occhi di tutti, perché a Mecu non fotte di nessuno, nemmeno di Facebook che lo ammonisce per aver citato una frase fascista (con tanto di firma di Mussolini sotto, per non farsi mancare niente).

Il problema però non è lui, perché di malati di protagonismo questo mondo è pieno. Il problema è chi gli permette di stare lì.

In una tifoseria assente, che lascia custodire i beni più preziosi a chi li utilizza in quel modo e gli permette di infilarsi indisturbato nella assegnazione dell’area commerciale senza chiedergli che cazzo sta combinando, che gli lascia decidere come e dove sarà realizzato il Museo, un personaggio come Beccaria non può che essere il suo caudillo

Con buona pace di tutti i giornalisti/giornalai che lo intervistano e lo esaltano, come se il suo piedistallo non fosse già abbastanza alto.

(1909)

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

8 pensiero su “Fila: In quali mani stiamo…”
  1. Lasciate stare Mecu un vero tifoso granata e rappresentante della memoria granata.Dove eravate quando eravamo in B e lui ad Orgoglio granata con pochia altri portava avanti le battaglie per il Toro?
    Dovete trovare sempre qualcosa per polemizzare sull’aria fritta.

    1. Memoria granata che non ricorda che fu proprio il Grande Torino a fare uscire l’Italia da un periodo funestato da guerra e fascismo. Io quando il Toro era in B scrivevo del Toro esattamente come adesso e ho seguito le vicende della Fondazione (in piccolo ho anche contribuito) fino dalla nascita. Il conflitto di interessi a riguardo del modo in cui verrà amministrata l’area commerciale non è aria fritta, è alla base del futuro del Fila. Non contesto l’inserimento del Museo nel corpo del Fila e nemmeno che a gestirlo sia Beccaria. Tutto il resto è oggettivamente un insieme di assurdità possibili solo a Torino e nel Toro.

  2. Premesso che le opinioni politiche ognuno se le tiene per sé (comprese le citazioni di Cesare riprese da Mussolini) vi chiedo: dove eravate quando un pugno di tifosi andava a rovistare nei cassonetti e a salvare la memoria storica del club ?
    Forse eravate a pendere dalle labbra di un ex sindaco che millantava garanzie di miliardi di lire per demolire lo stadio e farne uno nuovo ?
    Beccaria per primo ha permesso che il patrimonio del Toro non andasse perduto e ora mi sembra anche giusto che decida cosa fare degli spazi. A me il progetto non piace, però piuttosto che il nulla che è oggi (di cui sono responsabili l’ex sindaco, tutti i politici dal 97 al 2012 e i tifosi che han permesso lo scempio) è meglio il qualcosa che farà la FONDAZIONE con il museo dentro il fila.

    1. Ti sbagli. Non era solo Beccaria a rovistare tra i cassonetti. C’erano altre persone, tra le quali alcune (ben note tra i tifosi del Toro e sicuramente conosci) che poi si sono fatte da parte stanche della mania di protagonismo del tuo condottiero preferito. Discutere degli errori con il solito benaltrismo (l’arte di chi minimizza volutamente un problema sottolineandone altri più importanti) non fa bene al Toro come ad ogni comunità.
      I problemi vanno affrontati, senza mettersi le bende agli occhi per paura di rompere qualcosa, l’intero movimento dei tifosi del Toro è adesso non più che un paziente in coma che fa finta di stare bene.
      Quello che farà la Fondazione si vedrà, io manifesto la mia preoccupazione perché la mancanza di trasparenza è sempre figlia di un qualcosa che si vuole nascondere e che a lungo termine porta a grossi problemi.
      Se poi lei si appella al “meglio che niente” per giustificare lo scempio che stanno costruendo, beh, questo non è lo spirito del Toro, questo è lo spirito del torellino FC che perde 1-10 e si accontenta del gol della bandiera.

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