Cairo clochard nell'immaginario dei tifosi del Toro
Cairo in versione clochard nell’immaginario dei tifosi del Toro

Immobile e Cerci? Mercenari e ingrati, bambini viziati che pensano solo al soldo. Ma il calcio va così, è in crisi come tutta l’Italia, e quindi bisogna vendere per rimanere a galla, per non venire risucchiati dai debiti. Cairo, poi, ha investito molto di suo e non è giusto che continui ad buttare soldi suoi, dovendo pensare anche alle sue aziende.

Questa sopra è una piccola collezione di bugie che spesso il tifoso del Toro ripete a sé stesso per giustificare la politica della società, spesso così lontana da quella che dovrebbe e potrebbe essere.

Ma analizziamo innanzitutto il caso di Immobile e Cerci.

Il primo è andato via perché Cairo non ha voluto accollarsi il costo ingente della seconda metà del cartellino, molto più comodo cedere il giocatore al Borussia e fare cassa. La juventus, infatti, aveva imposto di monetizzare la sua metà e Cairo ha ceduto. La volontà del giocatore è relativa, Cairo avrebbe potuto aumentare l’ingaggio del giocatore (invece di spendere inutilmente soldi per l’ingaggio di un ex giocatore come Amauri (costo totale dell’operazione, 4 milioni) ma come riporta lo stesso giocatore, non c’è stata alcuna trattativa in tal senso.

Cerci, poi, non ha chiesto di essere ceduto. Anche lui, visto che si trattava del maggiore assistman del Toro, poteva essere trattenuto, coccolato e trattato meglio economicamente e invece si è preferito fare cassa cedendolo all’Atletico Madrid dove è andato a fare panchina. Anche in questo caso, la società si è comportata come al solito, Cerci era considerato un valore da vendere già a novembre del 2013 quando Ventura lo considerava pronto per un grande club dichiarando [1]Alessio ce lo chiederanno in molti. Il ragazzo ha l’occasione di far vedere chi è. Così l’anno prossimo noi godremo di benessere economico e lui anche“. Non è così che tratti un giocatore che intendi mantenere in squadra.

Tutto questo non ha niente a che fare con la necessità del Torino FC di fare cassa. La società è in salute, i bilanci di fine 2013 lo certificano e dicono che già allora il club aveva un attivo seppur ridotto. Attivo che si è incrementato con le cessioni a Gennaio di D’Ambrosio e a Giugno di Immobile e Cerci, con l’incremento degli introiti dalla TV e degli incassi da stadio dovuti all’Europa League. Una valutazione complessiva molto competente [2] indica in 22 milioni il bilancio economico complessivo a beneficio del Torino FC, più circa 8 milioni (5 per la qualificazione ai 32esimi [3] e 3 dagli incassi da stadio).

Ultima bugia: Cairo ha investito quasi 60 milioni di euro in questi anni, è giusto che recuperi parte dell’investimento. Il conto economico è presto fatto, dati i bilanci del Torino FC, alla voce versamenti del socio.

In questa tabella sono riassunti i versamenti di Cairo nel capitale del Torino FC.

Anno Versamenti Socio Utile Totale (Patrimonio Netto)
2005 10.090 -1.475 8.615
2006 0 -3.836 4.779
2007 0 -3.894 885
2008 3.500 -3.900 485
2009 9.700 -8.410 1.775
2010 14.500 -11.136 5.139
2011 14.000 -14.735 4.404
2012 7.350 -10.993 761
2013 0 1.072 1.833
 Totale 59.140 -57.307  

Cairo ha investito finora circa 59.1 milioni in un bene che ha accumulato valore nel tempo nonostante il Torino FC, fatta eccezione per il patrimonio calciatori, sia una scatola vuota. Una scatola vuota che vale solo 390mila euro (immobilizzazioni materiali – bil. 2013 [4]) fatta di attrezzature e autovetture a fronte di un patrimonio totale dei giocatori vale circa 30 milioni e del marchio del Torino FC valutato in solo 1 milione di euro. Un marchio che grazie al patrimonio storico del Torino, dei suoi numerosi tifosi, dei risultati storici precedenti all’era Cairo, dei titoli nazionali vinti, delle possibilità di riempimento dello stadio ampiamente non sfruttate, del merchandising allo sbando per molti anni, offre una garanzia di ritorni negli anni che secondo le regole basate sui concetti normalmente da Forbes per la quotazione delle società conferiscono al Toro un valore effettivo e non potenziale di circa 50 milioni (valore indipendente dal patrimonio giocatori) [5].

E in tutto questo, non abbiamo conferito alcun valore alla popolarità che l’editore Cairo ha ottenuto tramite il Torino, che per un pubblicitario significa soldi e contratti. Per carità, possedere una squadra di calcio è un mezzo legittimo per farsi pubblicità, ma evitiamo per favore di indicare Cairo come un Salvatore che si sacrifica per il Toro. E’ semmai il Toro che ha fatto la fortuna di Cairo nonostante abbia in questi anni fatto di tutto per ridurne le potenzialità, non affrontando mai la questione stadi, ingaggiando dirigenti, allenatori e giocatori sbagliati, lasciando per anni il marketing in mano ad incompetenti, trascurando le strutture di allenamento, lesinando investimenti per anni nel settore giovanile lasciandolo sopravvivere solo grazie alla passione di chi l’ha gestito e dei genitori che hanno creduto nel Toro nonostante tutto.

Una dimostrazione delle fonti di guadagno possibili per le aziende di Cairo è il ricavo della vendita degli spazi e bordo campo, evidenziato nella tabella che segue.

Ricavi per la cartellonistica stadio (x 1000€)
Anno Ricavi Pubblicità Stadio Ricavi per il Torino FC Ricavi pubblicità Cairo Editore Ricavi per la Cairo Comm.
2005 1.178,8 1.002,0 0 176,8
2006 2.377,6 2.021,0 100 356,6
2007 2.688,2 2.285,0 100 403,2
2008 3.384,7 2.877,0 100 507,7
2009 2.434,1 2.069,0 100 365,1
2010 1.574,1 1.338,0 100 236,1
2011 1.904,7 1.619,0 100 285,7
2012 1.851,8 1.574,0 100 277,8
2013 2.338,8 1.988,0 100 350,8
Totale 19.732,9 16.773,0 800,0 2.959,9

Nella terza colonna vediamo l’ammontare di quanto Cairo Editore paga il Torino FC per mettere allo stadio la propria pubblicità. Considerato lo spazio privilegiato occupato, non si tratta di un compenso molto generoso. L’ultima colonna a destra corrisponde ai proventi ottenuti dalla Cairo Comm. per la vendita degli spazi pubblicitari dello stadio (il 15% del totale del contratto viene trattenuto dalla Cairo Comm.).

Proprio confrontando i proventi delle varie squadre di calcio (spulciando i bilanci delle relative squadre di A) con gli spazi espositivi a disposizione (visualizzando le immagini dagli highlight delle ultime partite), ci accorgiamo di una discrepanza quantomeno singolare, evidenziata dalla tabella che segue. Lo spazio espositivo è stato valutato grazie a Google Maps, gli spazi fissi sono stati contati in modo approssimativo)

Capienza stadio Spazio espositivo led (m) Spazi fissi (n. cartelloni) Ricavi (x 1000€) Num. Tifosi Certificati (x 1000) Spettatori medi stagione 2013/14
Atalanta 26.542,0 216 0 1095 497 14.194
Bologna 38.279,0 388 50 2963 617 21.145
Cagliari 28.565,0 312 0 1051 929 4.636
Chievo 42.160,0 480 0 800 369 9.149
Fiorentina 47.282,0 320 26 3250 1091 32.057
Genoa 36.569,0 280 6 1600 546 20.055
Parma 27.906,0 480 60 4458 373 13.451
Sampdoria 36.569,0 280 6 842 546 22.158
Torino 28.140,0 452 12 1988 421 17.024
Udinese 41.652,0 460 30 5383 666 14.252
Verona 42.160,0 480 0 1819 500 21.172

Udinese e Parma, con spazi espositivi simili, pur vantando un numero inferiore di presenze allo stadio riescono ad ottenere risultati in termini di pubblicità molto maggiori. La Fiorentina, che ha delegato ad una società di servizi l’appalto, ricava 3.25 milioni di euro, ma erano 5 fino a due stagioni fa quando l’appalto non era delegato. Il Bologna ricava quasi il 50% in più del Toro nonostante navighi in brutte acque e nonostante gli spazi minori a disposizione. Sampdoria e Genoa hanno spazi espositivi minori (gli spalti sono a ridosso del campo) ma non si spiega il loro basso rendimento nonostante la presenza elevata di tifosi allo stadio. Per Atalanta, Cagliari e Chievo i cattivi risultati si spiegano principalmente per l’area in crisi alla quale appartengono (Cagliari), per il ridotto numero di tifosi allo stadio (Chievo e Cagliari) e per la superficie espositiva ridotta (Atalanta). Il Verona, che ha gli stessi spazi e espositivi e condivide lo stadio col Chievo ha risultati simili ai nostri ma non ha alle spalle una società che raccoglie pubblicità come l’azienda di Cairo.

Nella migliore delle ipotesi, quindi, la Cairo Communication non è capace di raccogliere una quantità maggiore di proventi pubblicitari per il Toro, non vogliamo minimamente pensare che la Cairo faccia dei contratti multipiattaforma per la pubblicità nelle sue varie testate di giornali e TV destinando un’ingiusta proporzione al Toro, che altrimenti avrebbero portato (considerato una media di 4 milioni a stagione), circa 18 milioni mancanti nei 9 anni di presidenza Cairo.

Facciamo un’ultimo sforzo. Valutiamo il ritorno d’immagine per Cairo con l’acquisto del Torino FC. Paragoniamolo ad una campagna pubblicitaria tipo main sponsor della squadra, ad esempio quello dello sponsor tecnico (ma è facile rendersi conto che la faccia di Cairo è molto più presente…). In media il main sponsor per una squadra come il Torino paga circa 1,5 milioni a stagione, per 9 stagioni fanno 13,5 milioni di euro.

Facendo i conti della serva, il bilancio delle stagioni di Cairo al Toro parla chiaramente, anche considerando di aver esagerato in qualche voce, considerando però che non sono stati tenute in conto le vendite di D’Ambrosio, Cerci e Immobile che hanno fruttato al Torino FC decine di milioni di euro.

Bilancio Complessivo gestione Cairo 
Versamenti Cairo -59.140,0
Patrimonio Netto Torino FC 1.833,0
Patrimonio Calciatori 30.000,0
Ricavi per la Cairo Comm 2.959,0
Ricavi in pubblicità per Cairo 13.500,0
Ricavi mancanti pubblicità 18.000,0
Valore Società al netto del patrimonio calciatori 20.000,0
Totale +27.152,0

In tutto questo, Cairo verserà tramite la Fondazione Mamma Cairo solo 1 milione, non avendo ancora definito quale sarà l’impegno economico futuro nei confronti della Fondazione per l’affitto e la manutenzione. Nel mentre, in questi anni il Torino FC ha versato ogni anno 400mila euro ad una controllata (la MP Service) l’affitto del centro sportivo “Sisport” eppure non si è mai impegnato per la ricostruzione di un bene che avrebbe potuto accrescere il valore del club.

Le feste sono finite e non è più il momento di essere buoni. E’ il momento di smettere di credere alle favole che troppi, sopratutto giornali compiacenti, raccontano. Il Toro merita di più e il tifoso del Toro deve iniziare e imparare a pretenderlo.

Articolo scritto in collaborazione con Marina Cismondi di ForzaToro.net.

Riferimenti

  1. Goal.com: Ventura su Cerci: “L’anno prossimo godremo economicamente del suo addio”, 05/11/2013
  2. Blog Luca Marotta: Ogbonna e i diritti TV portano in utile il bilancio 2013 del Torino, 2/8/2014
  3. UEFA: Distribution to clubs 2013/14, 25/6/2014
  4. Torino FC, Bilancio Torino FC al 31/12/2013
  5. Il Tifoso Bilanciato, Il valore economico delle società di calcio, articolo basato sulla tesi di Andrea Donegà, 02/10/2014

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

18 pensiero su “Le bugie su Cerci e Immobile che fanno comodo”
    1. Non è questo il punto. Cerci era ovviamente contento di andare in una squadra che gioca per la Champions e vedersi allo stesso tempo raddoppiare lo stipendio. Un’altra cosa è pretendere che lui puntasse i piedi per rimanere nonostante la spinta di Ventura e Cairo a levare le tende per monetizzare il suo cartellino.

      1. Cerci se ne sarebbe voluto andare altrove già la stagione precedente. Senza Cairo, il Toro sarebbe messo peggio del Monza. Certo, si potrebbe fare meglio osando di più ed acquistando di più anziché “prestitando”. Ma… quanti hanno esultato all’arrivo di Immobile? Io ricordo solo insulti e lamenti. Forza Toro sempre!!!

        1. I fatti dimostrano che il Toro è in grado di autosostenersi se condotto con criterio. Lo dicono la quantità dei tifosi (tra le prime 10 in Italia), i soldi che prende grazie alla sua storia dai diritti TV, i soldi che potrebbe prendere grazie a pubblicità, marketing, lo sviluppo delle giovanili che vanno avanti nonostante tutto. Il Toro ha un bacino di utenza immensamente più grande di Monza e molte altre realtà Italiane, mortificarlo pensando che avrebbe poche chance di sopravvivere è una comoda bugia che usiamo per digerire la presenza di Cairo.
          Cerci come qualsiasi altro giocatore che ha alle spalle una squadra che si sente solo un traghetto verso altri lidi non potrebbe avere prospettive e speranze diverse.

  1. Sono sicuro che se avessimo fatto l’azionariato popolare a quest’ora il Toro sarebbe in mani nettamente migliori ma sarebbe bastato se l’avessimo lasciato agli avvocati,che errore averlo consegnato a cairo

  2. cairo pensa ai suoi interessi e non al toro Potevamo avere una squadra da quartieri alti ed invece ci dobbiamo accontentare di una squadra ai margini della zona retrocessione e senza obiettivi

  3. Concordo pienamente..la colpa e’ sempre de giocatori..ovviamente quelli buoni..come D’Ambrosio-Cerci-Immobile e prima di loro Comotto-Dzemali-Rosina– per la felicita’ del PRESIDENT DUX..e quella dei sui FANS ..PSEUDO TIFOSI felici di galleggiare ogni anno fra la serie A e la serie B.. mi fa solo molto rammarico pensare a quello che avrebbe potuto fare con gli intrioiti attuali del Torino Cairo Football club …l’Ing. Gian Muauro Borsano che nonostante tutto quello che si dice..mi ha e ci ha fatto ” godere ” perche’Lui amava il Toro ..basta andare a rivedersi l’emozione che traspariva il lui in ogni intervista…!!!

  4. Ragazzi ma vi svegliate solo adesso?! Se non ricordo male, nel 2007 era uscito il libro “Acrobazie granata” in cui Michele Ruggiero già metteva alla luce, il vero personaggio che è Cairo…
    Andate a leggerlo… c’è da ridere

    1. Ribadirlo una volta ancora non è sbagliato, magari con il tempo si dimentica. Grazie per la citazione però, è sempre bene non dimenticare questi lavori.

  5. Cairo avrà le sue evidenti responsabilità, e nulla può giustificare la pochezza a cui ha abituato. Tuttavia non si può non considerare la volontà di giocatori che mai, nemmeno per le cifre indecenti offerte loro all’estero, sarebbero rimasti al Torino. E ne è riprova il tweet della ragazza di Cerci, sul quale mi sembra la tifoseria del Toro abbia quasi fatto finta di niente. Per il resto il tutto è una approfondita dimostrazione che pure Cairo, come numerosi esimi colleghi, non investe nel calcio per amor patrio.

    1. Sono ragazzi, manco 30 anni, non aspettiamoci che si comportino come adulti e che puntino i piedi addirittura per rimanere al Toro quando del Toro nella loro permanenza in maglia granata hanno visto poco più che niente.

  6. Sono perfettamente d’accordo con Leonardo Daga. Anche per me Ciro e Alessio sono andati via principalmente perchè non esiste nessun progetto e quindi i giocatori si sentono di passaggio. D’altronde questo era l’anno giusto per fare quel salto di qualità che ci ha sempre prospettato il nanopresidente. Ma come tutti gli investimenti, se vuoi crescere devi a tua volta alzare l’asticella (qualità dei giocatori, ingaggi ecc.) ma i ritorni dati dai risultati sempre più positivi ti spingono sempre più in alto. Qui si è distrutto tutto al primo anno sopra le righe per ricominciare tutto daccapo: non è che per caso non dovevamo fare questo campionato e quindi ci si riporta nel limbo per non fare ombra al Venaria?

  7. Buongiorno Sig.Daga,
    La ringrazio per la sua analisi, sono tifoso Toro e ahimè Varese calcio , onestamente pensavo peggio nei confronti di Urbano.
    Non pensavo minimamente che il Toro avesse registrato così tanti esercizi in perdita e ritengo che i 59 milioni messi da Cairo in 10 anni non siano così pochi. Per quale motivo un imprenditore dovrebbe sperperare il proprio patrimonio per il calcio, il Toro Calcio deve dare utili con la gestione propria. e ritenevo che con tutte le cessioni avvenute (Rosina, Dzemaili, Cerci, Immobile, Ogbonna) l’utile fosse almeno positivo.
    Purtroppo il quadro da lei illustrato è allarmante il prodotto Toro Calcio non fa più utili nonostante ogni anno si cedano i “gioielli” e forse non li ha mai fatti in passato (visto che siamo falliti un paio di volte), qual’ è il motivo per cui non riesce a decollare ? La presenza della Giuventus che fagocita tutto (Sponsor, indotto, alberghi, costruzioni….alta finanza?)
    Quindi a malincuore devo ricredermi su Cairo ma purtroppo in senso positivo.
    Lui è solo contro tanti…ahimè il quadro da lei presentato è preoccupante.
    Cmq forza Toro e speriamo nell’arrivo di un main sponsor tipo Red Bull che ca faccia emergere nei quartieri di classifica che meritiamo al pari di tutte le squadre con maglie a strisce
    Forza TORO

    1. Sig. Mauro, mi dispiace che non abbia compreso il significato esatto dell’articolo.
      Innanzitutto il bilancio si riferisce al 31/12/2013, quindi non comprende gli affari di Cerci, D’Ambrosio e Immobile, che portano il risultato del Toro ben più in alto.
      Poi, per definizione, una società sportiva non deve portare utili al proprietario ma deve mirare al pareggio di bilancio, altrimenti non avrebbe più niente a che fare con il concetto di sport.
      Fatto pure salvo che il calcio possa essere un affare per gli imprenditori, dovrebbe essere almeno un obbligo per i proprietari gestire la società sportiva in modo da farle ottenere i migliori risultati sportivi possibile senza metterci del proprio. Cairo invece non solo non sta reinvestendo gli utili ma sta mantenendo il Toro ad un livello ben inferiore alle possibilità, ne è testimone il fatto che a fronte di 57 milioni investiti il Torino FC abbia un valore di 50 milioni (di cui 30 in patrimonio calciatori) e abbia probabilmente procurato alla Cairo Comm. utili per più di 30 milioni (e non sono state considerate molte altre voci di bilancio positive per la Cairo Comm.), tutto questo senza considerare appunto le vendite dei gioielli Cerci e Immobile.
      Volendo semplificare, significa che se Cairo dovesse vendere il Toro adesso (e sono sicuro che non lo farà perché ha per le mani una vera e proprio gallina dalle uova d’oro) a fronte di un investimento di 57 milioni otterrebbe un ritorno totale di 84 milioni. Tutto questo avendo versato solo l’elemosina di 1 milione per il Filadelfia.
      Se anche questo è per lei tifoso un risultato positivo, niente potrà mai convincerla del contrario.
      Forza Toro.

  8. Il suo modo di calcolare il ritorno d’immagine di Cairo e’ fantastico ed il richiamo al bisogno di assenza di finalità di lucro nella gestione di una Spa altrettanto, lo dica ai vari Agnelli, Berlusconi, Della Valle, De Laurentis, Campedelli, Pozzo, Squinzi e mi fermo qua’, praticamente a tutte le proprietà di società calcistiche, le faranno tutti un bel dito medio, quando saremo una società senza fine di lucro ne riparleremo. Vada a valutare i bilanci di altri società di calcio di serie A e scoprirà che molte cose che lei sottolinea per fomentare la sua critica, sono normale prassi. Le rifaccio l’invito, ritorni a fare l’Ingegnere e già che c’è si prodighi a cercare un filantropo tifoso del Toro disposto a rilevarne la proprietà per più alti fini. La informo che nel Bayer dove esiste l’azionariato popolare vige il fine di lucro che permette ogni anno la ripartizione dei dividendi per ben 30 centesimi ad azione ai propri azionisti, se le può bastare come esempio? ne avrei altri se richiesto

    1. I commenti senza un minimo di fondamento non hanno nessun senso. Mi porti un diverso metodo per quantificare il ritorno di immagine e ne riparliamo. Ho comunque anche considerato la possibilità di aver valutato in eccesso qualche parametro, il risultato non cambia di molto, sopratutto considerando le vendite di giocatori di quest’anno, come ho già chiarito nell’articolo.
      A riguardo della bella gente che ha citato e alla quale fa riferimento, ha fatto per tutti un esempio che non c’entra niente: gli Agnelli hanno usato la Giuventus come giocattolo di famiglia, investendo introiti estratti dal sangue della fatica degli operai e dagli incentivi regalati dello stato italiano, nonostante la giuve sia stata, anche nei momenti più brillanti, un pozzo senza fondo.
      Analoghi ragionamenti valgono per Berlusconi, Della Valle, De Laurentis e Squinzi, tutti che pagano profumatamente per il loro ritorno di immagine. Campedelli tiene il Chievo in equilibrio ma hanno comunque quattro tifosi messi in croce (immagino che dall’altezza del tuo sapere sappia cosa vuol dire, vero?) e comunque ha un ritorno di immagine praticamente nullo, raramente lo si vede in TV. Pozzo, infine, ha fatto del calcio un commercio, ben per i tifosi dell’Udinese che lo sopportano, a me non va bene. Ma il suo esempio è comunque sbagliato: Pozzo mantiene in salute l’Udinese, hanno strutture, stanno costruendo uno stadio, insomma investe parte di quello che gli ritorna, buon per lui che riesce nonostante i surplus a mantenere il tutto ad un ottimo livello.
      Io continuo a fare l’Ingegnere, scrivo a tempo perso, se lei ritiene di sapere fare meglio, tiri fuori numeri e informazioni e ne riparliamo. Compreso il fatto di distinguere tra Bayer e Bayern, il primo non è un’azionariato popolare (è l’unica eccezione insieme al Wolfsburg) essendo una società sportiva il cui possesso è al 100% della Bayer. Il secondo è una eV (nella parte del 50%+1) che ha l’obbligo di reinvestire tutti i proventi nella squadra mentre la parte commerciale è una GmbH e fa i propri interessi ma non ha il controllo della società.
      Apra un proprio sito, elenchi i numeri, esponga le proprie ragioni o se vuole argomentare, lo faccia ma con dei fatti e dei numeri, non con delle critiche campate in aria.
      Io continuo a fare l’Ingegnere, lei torni a fare il tifoso del giocattolo di un altro.

  9. Facciamo così, quantifico il ritorno d’immagine per lei nel pubblicare queste cose su questo sito? Ne deduco che lo fa per fine economici…………..e’ un approfittatore di conseguenza?

    1. Come vede, non c’è nessuna pubblicità sul sito. Quindi può rispondere lei stesso alla sua domanda.

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