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Il rendering del progetto vincente, vista della Foresteria . (immagini di Studio di Architettura Andriolo, Rossi e Sgarbossa).

Nel non così lontano 2012 vennero finalmente alla luce i progetti vincitori del concorso di idee per la realizzazione del Fila. Il progetto vincitore, realizzato dagli architetti Andriolo, Rossi e Sgarbossa, spicca per la bellezza della realizzazione, con immagini e suggestioni che allora fecero sognare poche persone, non tanto perché non fu di gradimento, ma perché il progetto vide poca luce e poi finì in un cassetto perché giudicato troppo costoso come tutti gli altri progetti presentati.

L’importo dei lavori indicato nel progetto era infatti di 19 milioni di euro, molto maggiori degli 8 poi raccolti tra Regione, Comune di Torino e elemosina di Cairo. Ma non fu mania di grandezza dei progettisti: nel concorso di idee si fece l’errore di non definire un budget per il progetto, che pur non avendo ancora idea di quanto avrebbero potuto versare Comune e Regione (anzi, allora non si sapeva nemmeno quali potevano essere gli attori coinvolti nella ricostruzione) si sapeva già che non si poteva certo fare gli splendidi, con una crisi economica galoppante e un Cairo che certamente non si sperticava per spendere per il Toro.

L’idea, in quel momento, era di ottenere i circa 3,5 milioni derivanti dal fallimento di Cimminelli e dalle operazioni edilizie connesse all’area Filadelfia (costruzione del Bennet). Si sperava di vedere altrettanto da Cairo (l’aveva promesso a Don Rabino nel 2008!) e altri contributi da altre istituzioni, tra cui si pensava anche la provincia. Facendo due conti sulle aree commerciali a disposizione, dal Credito sportivo (che a sentire la Fondazione adesso ha tassi troppo alti) si sarebbero potuti ottenere altri 5 milioni da restituire in una ventina di anni con i soldi degli affitti delle aree. Insomma, la cifra di 10 milioni, pensando anche al Credito Sportivo , sembrava verosimile agli occhi di chi realizzava il concorso, 20 milioni non credo potessero essere nemmeno lontanamente sperabili. Si poteva quindi fornire un’indicazione, ma non si fece e fu un errore madornale.

Vista da sotto una curva
Vista da sotto una curva

All’alba dell’apertura delle buste, poi, lo scenario cambiò. Si fece avanti la regione che offrì generosamente 3,5 milioni in uno slancio che in piena campagna elettorale sapeva molto poco di granata, la Provincia scomparve e Cairo tirò indietro il suo braccino offrendo solo 1 milione. Di un possibile ricorso al Credito Sportivo non se ne fece più nulla, probabilmente perché le aree commerciali dovevano essere la vacca da mungere per sostenere le ingenti spese di allestimento del museo (cazzo ci dovranno fare con minimo 200 mila euro all’anno lo vorrei sapere). La totale mancanza di trasparenza di tutti gli atti della Fondazione da allora fino all’arrivo di Salvadori (ma anche con il nuovo presidente da questo punto di vista non è cambiato molto) ha poi fatto scendere una cortina fumogena sul resto della storia.

Fu così che tutti i progetti presentati e giudicati validi furono irrimediabilmente “segati” per dar luogo al famoso e italianissimo gioco delle tre carte, ovvero far redigere ad un architetto terzo una sintesi del progetto che potesse portare le migliori caratteristiche dei lavori vincenti per un progetto finale a più basso costo. Si decise per lo studio di Pinerolo, coloro che sono adesso i realizzatori del progetto preliminare attuale, senza tener conto che questi ultimi erano anche molto vicini alla giuria del concorso di Idee. Papocchio ben descritto nell’articolo dello Spiffero del Febbraio 2014 e denunciato da Giuseppe Sbriglio, consigliere del Comune di Torino.

Quello che non è stato detto è che gli architetti Andriolo, Rossi e Sgarbossa, in assenza di un budget cercarono di realizzare il progetto in funzione delle dotazioni richieste dal bando, certamente sproporzionate rispetto agli 8 milioni poi raccolti. Inoltre all’indomani dell’apertura delle buste si offrirono per fornire, non come “ridimensionamento” del progetto come invece riportato ma a solo scopo di supporto gratuito alla Fondazione, il computo elaborato dal loro studio. Si trattava di un computo metrico estimativo (cioè con un livello di approfondimento ben oltre quanto richiesto dal bando), redatto utilizzando i prezziari locali. Alla mail in cui offrirono questo materiale non è mai arrivata riposta.

Si poteva fare di più? In Italia no, a Torino men che meno.

Qui tutte le immagini e le informazioni sul progetto:

Leonardo Daga

Riferimenti

  1. Studio di Architettura Andriolo Rossi: Immagini ricostruzione stadio Filadelfia (menu Progetti -> Concorsi -> Edifici per lo Sport -> Stadio Filadelfia Torino)
  2. Comune di Torino: Bando del Concorso di idee per il Filadelfia, del 10/11/2011
  3. Lo Spiffero: Al Filadelfia giocano sempre gli stessi, del 15/2/2014
  4. La Stampa: I soldi del Filadelfia non sono tolti al welfare, del 31/5/2012
  5. Toronews: Il ‘milioncino’ di Cairo e quella promessa di quattro anni fa, del 8/11/2012, riportato da Tutto Fila

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

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