Intervenire pulito e spazzare via tutto. Quello che vorremmo contro il marcio in veste bianconera.

Molti pensano sia normale che la squadra bianconera sia dominante in Italia, forse perché a questa vengono attribuiti una quantità enorme di tifosi, forse per un qualche merito di cui pochi ricordano l’origine o per lodabili capacità imprenditoriali. In realtà la grande squadra si è radicata nella mente di un numero sempre maggiore di tifosi scarsamente pensanti grazie a metodi che negli anni le hanno permesso di vincere e stravincere dove le era permesso, ovvero in Italia, nazione in cui in ogni campo il merito raramente è stato premiato.

40 anni (se non più) di metodi poco chiari le hanno consentito di maturare un così grande vantaggio economico (grazie anche alle TV e ai metodi di spartizione antisportivi che loro stessi hanno estorto, della serie) da poter vivere di rendita per molti anni a venire, se il calcio italiano non sarà prima collassato nella noia del 25esimo scudetto consecutivo vinto dai bianconeri.

Che l’impostazione mafiosa abbia lontane origini ci sono diverse testimonianze, nel campionato italiano sopratutto, con scudetti rubati qui e lì grazie a incidenti di percorso degli arbitri di turno, gol annullati, giocatori espulsi, rigori inesistenti o negati, ovviamente tutti episodi negati dei tifosi scarsamente pensanti.

Ma la sete di vittorie ad ogni costo (con particolare riferimento al prezzo da pagare per la terna arbitrale) non si ferma all’Italia. Sfortunatamente, le coppe europee hanno dato occasione di esportare questo vergognoso prodotto della miseria italica. Un amico di RomaGranata mi ha ricordato questo brano da “Il Maledetto United”, di David Peace. Non potrebbe essere più appropriato in questo periodo in cui la speranza di un trattamento migliore nato dall’introduzione della VAR è miseramente naufragato nei match della squadra bianconera contro il Cagliari e nel derby di coppa contro il Torino.

Mezz’ora prima del calcio d’inizio Peter (il fidato collaboratore di Clough, ndr) irrompe nello spogliatoio rosso in faccia gridando: “Haller, la loro riserva, è di nuovo nello spogliatoio di quel cazzo di arbitro. L’ho appena visto entrare. E’ già la seconda volta, e parlano in fottuto crucco”.
“Lascia perdere” – gli dico – potrebbe essere qualsiasi cosa”.
“Col cazzo – grida Pete – Haller è un tedesco di merda e lo è anche quel cazzo di arbitro, Schulenberg. Non è giusto. Te lo dico io, stanno tramando qualcosa”.
“Lascia perdere – gli dico un’altra volta – pensiamo alla partita e al gioco”.
Semifinale di andata della Coppa dei campioni, 11 aprile 1973.
Lo stadio Comunale, le bandiere bianconere di 72.000 tifosi della Juventus, la Vecchia Signora in persona, in bianco e nero: Zoff, Spinosi, Marchetti, Furino, Morini, Salvadore, Causio, Cuccureddu, Anastasi, Capello e Altafini.
“Sporchi, sporchi bastardi” sta dicendo Pete. Lo sta dicendo prima ancora che ci sediamo in panchina, prima ancora che si sia giocato un solo pallone.
Per i primi 20 minuti incassiamo le entrate in ritardo, le magliette tirate, le astuzie di ogni genere.
Non fanno che buttarsi a terra sotto gli occhi dell’arbitro, cazzo.
Le ostruzioni, gli sgambetti, le trattenute.
“Sporchi simulatori, truffatori, bastardi italiani del cazzo”.
Poi Furino mette un gomito in faccia a Gemmil. Archie reagisce, appena leggermente, ed ecco che Gemmil finisce sul taccuino dell’arbitro.
“Vaffanculo, arbitro! – urla Pete – e quello stronzo di Furino?”.
Roy Mc Farland salta per contendere un pallone alto a Cuccureddu. Le teste di Mc Farland e Cuccureddu si scontrano. Mc Farland, il nostro capitano, viene ammonito.
“Per cosa? Per cosa, cazzo? Per un cazzo di niente. Niente!”.
Gemmil ammonito. Per niente. Mc Farland ammonito. Per niente.
Da quel culo rotto del loro amico arbitro crucco del cazzo.
Con Gemmil e Mc Farland diffidati nel turno precedente, questa è proprio la cosa che volevi evitare. Adesso i due nostri uomini più importanti saranno squalificati per il ritorno, proprio la cosa che volevi evitare.
“E loro lo sapevano, lo sapevano eccome, cazzo!”. Pete aveva visto giusto.
Altafini porta la Juve in vantaggio, ma poi pareggia Hector. 1 a 1 !!!!!!
Salvadore e Morini battuti, Zoff con il culo per terra, e lo stadio Comunale ammutolito, le bandiere bianconere afflosciate.
Si va all’intervallo.
Haller, la riserva, si alza dalla loro panchina e scende nel tunnel assieme a Schulenberg, l’arbitro.
“Guarda là – dice Pete – si può essere sfacciati così?”.
E poi corre giù dal tunnel dietro di loro.
“Scusatemi signori – grida – io parlo tedesco. Vi dispiace se ascolto?”.
Ma Haller inizia a colpire Pete nelle costole, chiamando a gran voce gli addetti alla sicurezza, che spingono Pete contro il muro del tunnel e lo tengono fermo lì.
Io non posso intervenire, cerco di fare in modo che la squadra non sia coinvolta nel parapiglia, entro con i giocatori nello spogliatoio, è qui che mi guadagno da vivere.
“Questa è gente da terza divisione – dico alla squadra – basta che manteniate la calma”.
Ma è qui che le cose vanno storte, pensando a Pete contro il muro.
Pete immobilizzato, Pete che ha perso la calma.
Difendersi sull’ 1 a 1? Attaccare sull’ 1 a 1?
Ma il Derby County non si difende ne attacca. Hanno tutti perso la calma.
Fino a quando Roger Davies esplode e dà una testata a Morini. Espulso.
Segnano Causio e Altafini, finisce 3 a 1 per loro, ed ecco le loro bandiere sventolare.
Bianconere. Fottutamente bianconere.
I truffatori non dovrebbero vincere mai.
“Maledetti bastardi truffatori” – grido ai loro giornalisti – non parlo con dei bastardi truffatori!”.
Ma ormai è tardi sei fuori dalla coppa.
Odi la Juventus.
Odi la Vecchia Fottuta Signora di Torino.
La Puttana d’Europa.
Ricorderai il suo fetore, il suo tanfo, lo ricorderò per il resto dei tuoi giorni.
Il fetore della corruzione, il tanfo del marciume.
La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male.
Non ti consola che la Juve venga poi battuta 1 a 0 dall’Ajax nella finale di Belgrado.
Non ti consola che l’arbitro portoghese, Francisco Lobo, racconti all’Uefa del tentativo di corromperlo, dell’offerta di 5000 dollari e una Fiat che ha ricevuto per farli vincere la partita di ritorno. Non ti consola che cinque anni fa perdevate in casa contro l’Hull City davanti a 15.000 persone, sedicesimi in seconda divisione.
Non ti consola un cazzo di niente.
Non può esserci consolazione.
La Juventus vi ha steso e derubato, la Vecchia Puttana vi ha sottratto con l’imbroglio al vostro destino, la Coppa dei campioni.
Questi episodi saranno sempre con te, non ti lasceranno mai. Ancora ti perseguitano e ti braccano, e ti braccheranno per sempre.
La fine di ogni bene, l’inizio di ogni male.
Torino, Italia, aprile 1973

Riferimenti

  • “Il Maledetto United”, di David Peace, Il Saggiatore,2015

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Carlos Ariel

Di Carlos Ariel

Carlos è tifoso del Toro, scrive da molti anni sulle storture che lo circondano, si incazza con chi fa finta di niente e critica chi dice che tutto va bene. Sceglie spesso argomenti scottanti per discutere e anche se non insulta chi disprezza non vuol dire che certe cose non le stia pensando.

2 pensiero su “La vergogna bianconera ha lontane origini”
  1. BRIAN CLOUGH. 2 COPPE DEI CAMPIONI. COL NOTTINGHAM FOREST…..VINTE NON ESULTANDO IN FACCIA A 39 PROPRI TIFOSI MORTI….VINTE NON COL DOPING……VINTE.

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