Un’immagine presa dalla webcam che segue i lavori sul Fila

Il 3 Febbraio il Presidente della Fondazione Filadelfia è andato a Milano da Urbano Cairo, presidente del Torino FC, per “trovare le intese sui criteri e i principi dell’accordo per la concessione dello Stadio Filadelfia al Torino FC”, come recita succintamente il sito della Fondazione.

In pratica, si spera, è stato definito il contratto di affitto della struttura, con un’intesa di massima della quota annuale che il Torino FC dovrà corrispondere alla Fondazione (campi, sede, palestre). Voci di corridoio (trafiletto su Tuttosport del 4 Febbraio), indicano in 250.000€ la quota che il Torino dovrà versare annualmente per un ventennio. C’è da tener presente i seguenti fatti:

  1. Nel 2015 (come in tutti gli anni precedenti, d’altronde) il Torino FC ha messo a bilancio 400.000€ per l’affitto della struttura di allenamento esclusivamente per la prima squadra, il centro Sisport, una vecchia struttura che non eccelle per qualità del fondo erboso, con campo non riscaldato e vecchie attrezzature sportive, che ha contrario del futuro Fila non ha il parcheggio sotterraneo, non ha la sala stampa, non ha 500 mq. di spazi riservati alla sede, non ha una capienza da 4 mila spettatori;
  2. Il Torino FC versa inoltre, allo stato attuale, 36.000€ per una sede tutt’altro che faraonica in via Arcivescovado, sede che potrà essere spostata negli uffici che saranno realizzati al Fila.
  3. La struttura Sisport è stata venduta dalla società Sisport FIAT al comune e poi data in affidamento alla stessa Sisport FIAT, uno dei soliti magheggi fatti nel passato dalle amministrazioni comunali in favore della FIAT.
  4. La Sisport FIAT paga al comune 30.000 euro di affitto annuale (fino allo scorso anno, 1.900€, contratto poi cambiato con l’avvento della Appendino al comune) e il comune si prende carico del 70% delle spese relative alle utenze.
  5. In realtà il Torino FC non paga direttamente la Sisport ma lo fa attraverso una controllata del gruppo Cairo, la MP Service Srl. Quanto realmente vada alla Sisport non è dato saperlo.
  6. Il Filadelfia verrà usato sia dalla prima squadra che dalla squadra Primavera per le competizioni;
Il campo della Sisport. Notare che dai palazzi intorno è possibile vedere gli allenamenti e nonostante tutto non è previsto alcun tipo di protezione.

Tornando al Filadelfia, non si sa molto di più. Il sito della Fondazione, che ha una pagina dedicata all’amministrazione trasparente che è stata adesso ben nascosta (immagino per vergogna) dalla pagina principale (provate a raggiungerla dalla home page www.filadelfia.it), ha l’ultimo bilancio pubblicato nel 2014. I comunicati sono stringati quanto le trasmissioni alleate da Radio Londra, con la differenza che quelle della Fondazione purtroppo non hanno nemmeno un significato nascosto, semplicemente dicono poco o niente.

Il rappresentante dei tifosi parla soltanto, evidentemente, ai suoi amici intimi, mentre almeno Beccaria palesa su Facebook una discreta incazzatura per come sono riportate online le informazioni relative all’accordo raggiunto, definendo in una trasmissione recente l’accordo tra Salvadori e Cairo un semplice incontro che non ha stabilito nulla di concreto. Quasi tutte le testate infatti riportano in modo trionfalistico l’accordo raggiunto, mentre a scavare nelle cifre non dette si intravedono tutt’altre riflessioni.

L'intervento di Beccaria ad Orgoglio Granata del 6 Febbraio (clicca sull'immagine per andare al video)
L’intervento di Beccaria ad Orgoglio Granata del 6 Febbraio (clicca sull’immagine per andare al video)

L’informazione principe, i 250.000 euro annuali, sembra derivata dal fatto che la stima di massima in termini dei lavori da realizzare per II e III lotto ammonta a circa 5 milioni e che si parla di un contratto ventennale. Praticamente Cairo si impegnerebbe a versare la quota di 5 milioni diluita in 20 anni, che secondo gli accordi dovrebbe essere interamente destinata al completamento della struttura. Tutto troppo semplice, ma ci sono molti però.

Innanzitutto, la Fondazione dovrà prendersi carico, a quanto sembra, di tutte le spese di manutenzione e dei costi correnti. Le bollette (illuminazione, riscaldamento dei campi, irrigazione dei campi) non sono proprio una sciocchezza. C’è da prevedere inoltre che il mantenimento del manto erboso, la pulizia della struttura (gli spalti, il cortile) e la gestione degli spogliatoi e delle palestre non sia proprio una quisquilia. Un confronto con i costi sopportati da una squadra di Serie D con spalti da 4.000 spettatori parla di una spesa annuale di circa 120.000 euro e c’è da immaginare che questa non abbia gli spazi presenti nel sotto tribuna del Filadelfia.

Con molto ottimismo si può pensare quindi che alla Fondazione rimangano circa 100.000 euro per accollarsi un mutuo e ripagare i circa 2 milioni (sempre con molto ottimismo) che mancano all’appello per il completamento del II lotto e i circa 3-4 milioni che serviranno per realizzare il III lotto comprendente il museo. Posto che, calcolatrice alla mano, per ripagare un mutuo da circa 5 milioni con 100.000 euro o poco più ci vogliono 50 anni, posto che un mutuo da 50 anni non te lo fa nemmeno la Banca Etruria, è chiaro che il Museo dovrà trovare un’altra strada per poter venire alla luce. Risparmiando il milione necessario per la costruzione degli orridi e inutili tralicci (non ci sono nemmeno alla Sisport, dopotutto) necessari per la schermatura del campo quando il Torino gioca a porte chiuse, probabilmente si sarebbe potuto fare un passo in più e fare un piano economico più sostenibile.

Non si può fare a meno di far notare, inoltre, che quest’accordo (semmai è stato firmato qualcosa) è quanto mai tardivo. Un contratto scritto dalle parti anni fa, pur non comportando al tempo alcun esborso di denaro da parte del Torino FC, avrebbe potuto essere usato come garanzia presso le banche per concordare un mutuo al fine di completare allo stesso tempo del primo almeno il II lotto, che comprende uffici, foresteria e palestre. Anni persi al vento, pur di non mettere per iscritto un contratto che avrebbe dovuto essere un obbligo morale per il Torino FC, che comunque versa (o dovrebbe versare) da anni, puntualmente una cifra ben più alta per l’uso di una struttura sicuramente non all’altezza di un club di serie A.

E’ da tener presente che nei paesi civili, quando è coinvolto un bene pubblico, non solo vengono pubblicati i bilanci come d’obbligo, ma vengono anche presentati i piani di investimento, le prospettive di spesa e di ritorno, perché il bene è di interesse comune (ricordo a tal proposito che la maggioranza della proprietà del Fila è del Comune di Torino, mentre una sostanziosa parte è in capo alla Regione Piemonte). Il tutto presentato non a parole, ma con numeri, dettagli, studi di settore e analisi di mercato. Sempre nei paesi civili, fatto un piano di investimento, un bene di interesse comune può essere finanziato dalla stessa comunità alla quale appartiene, tramite l’emissione di buoni fruttiferi che finanziano una parte sostanziosa dell’investimento necessario. Uno schema del genere è stato adottato per costruire lo stadio da 7000 posti dell’FC United Of Manchester, squadra creata dagli esuli del ManU al tempo dell’arrivo del magnate americano Glazer. Un modo per non dipendere dallo strozzinaggio delle banche, per restituire un valore ai tifosi e per non essere ricattati nel caso di problemi nella restituzione del debito, ma sopratutto un modo per far sentire i tifosi partecipi del progetto. Guardare voi stessi (la pagina è in inglese) per rendervi conto, in particolare date un’occhiata al PDF contenente il piano di investimento.

E’ pur vero che la Fondazione potrebbe avere altre fonti, tipo la biglietteria (non è noto se i proventi andranno alla Fondazione o al Torino FC e se c’è un accordo in merito) o la pubblicità a fondo campo, ma non ci si aspetta introiti da favola, visto che peraltro tutta la struttura sarà, secondo gli accordi, ad uso esclusivo del Torino FC. Facendo un piano di investimento potrebbe costruire il III lotto impegnando il Fila stesso e ripagando il mutuo con i proventi che verranno dagli esercizi commerciali lì presenti, ma non è dato sapere nulla al proposito.

Aspettiamo pazienti e sconsolati ulteriori notizie. Coscienti che una maggior chiarezza e trasparenza non soltanto avrebbe favorito una maggior pressione su Cairo ma avrebbe generato anche maggiore fiducia nei tifosi (e con tifosi intendo l’immenso bacino dei tifosi del Toro, non quei quattro adoranti di Cairo che si sono assiepati a vederlo suonare la cornetta di Bolmida), che sentendosi partecipi della nascita del Fila avrebbero potuto essere più generosi. Avrebbe, appunto.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

Un pensiero su “Accordo per l’affitto tra Cairo e Fondazione Fila: il minimo indispensabile”
  1. – 400.000 sono quanto versa il torinofc a mp service x usufruire dei due campi. Del rapporto mp service con sisport fiat non si sa.
    – sui magheggi tra le società srl di urbano roberto cairo e il torinofc vedasi http://luckmar.blogspot.it/2017/02/linvestimento-di-cairo-nel-torino.html 17,7 milioni incamerati. Conteggiando i 59 messi negli anni tramite adc e i 22 che ci sono attualmente in cassa, il presidente è solo sotto di circa 19 milioni. Una inezia per una società che fattura 80 milioni (poco, e a causa della sua gestione minimalista, viceversa potrebbe stare sui 120-150 milioni)
    – sulla scarsa trasparenza invito anche a digitare http://www.filadelfia.it/nome_cognome di presidenti/consiglieri,ecc,ecc. Come vedrete di cv, modello unico, dichiarazione patrimonio, ce ne sono ben poche, di cui nessuno dei politici.

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