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Rendering del Fila pubblicato su Toro.it

Finalmente il Filadelfia. O forse è meglio dire, finalmente un Filadelfia. Insomma, qualcosa che gli assomiglia, o quasi, che potrebbe ricordare… Beh, non ricorda molto il Fila, insomma a dire la verità la struttura di molti stadi è così e a dirla tutta questo alla fin fine non sarà nemmeno uno stadio, ma una struttura per gli allenamenti.

Insomma, finalmente qualcosa nascerà lì, al posto dei ruderi. La sensazione di amaro in bocca però è forte, fortissima, e la certezza che qualche soldo avrebbe potuto essere speso meglio è altrettanto forte. Ed è forte anche la sensazione che al di là dei trionfalismi, c’è molta polvere nascosta sotto il tappeto la cui entità è tutta da scoprire.

Ci sono soldi, non tantissimi, qualcosa è stato rosicchiato dagli otto milioni originari, ma non è dato sapere quanto – i bilanci non sono pervenuti, il Fila è casa nostra ma la Fondazione Filadelfia è cosa loro, un ente privato, meglio non far sapere all’esterno.

Ci sono anche versamenti non documentati, come quello dell’ingresso in fondazione da parte dell’associazione ToroMio, il versamento non è documentato sul sito, ma l’obbligo di versare almeno 2500 euro è comunque stato assolto (confermano fonti interne alla Fondazione).

Non si sa se è stato definito l’impegno in termini di quota di affitto tra la Fondazione e il Torino FC, per quanto ormai tutti i criteri per definire il “quanto” siano sotto gli occhi di tutti. Un minimo di programmazione economica futura, che si basa su numeri e tempi, è indispensabile per raccogliere nuovi finanziamenti, utile sopratutto in questo periodo in cui l’economia sembra quasi respirare rispetto ad un passato recente alquanto buio.

Ma la cosa desolante sono i tifosi. Una buona parte di disinformati, alcuni credono ancora che quello sarà uno stadio per la prima squadra, tipo Gobbentus Stadium e poi rimane deluso alla vista del progetto, come se questa fosse la prima volta che lo vedono. Sono anni che girano foto, sono anni che le caratteristiche della struttura sono definite. E ci sono ancora tifosi che si definiscono del Toro che non hanno ancora visto una foto del futuro progetto del Fila.

Il tipo di struttura, ovvero la capienza da circa 4500 posti, il doppio campo (solo quello principale riscaldato) e gli spazi tecnici (palestre, sale video, spogliatoi) per la squadra erano all’origine del progetto, non si è mai parlato di qualcosa di più grande da molti anni se non nelle fantasie di chi avrebbe voluto rivedere lì lo stadio della prima squadra e l’abbandono di uno spazio così poco adatto al calcio come lo Stadio Olimpico. Fantasie legittime e bellissime, ma pur sempre fantasie.

Sarà quindi una struttura per gli allenamenti e non uno stadio,  con una tribuna che ricorda quella del Fila quanto avrebbe potuto ricordare il Fila una struttura qualsiasi composta da tribuna e copertura, sotto la quale ci saranno delle strutture sportive dedicate alla squadra del Torino FC, forse anche la sede e qualche altro locale, tipo gli spazi per le interviste. Spazi che una squadra come il Torino FC doveva avere già da molto tempo e che invece finora sono stati arrangiati come fossimo stati una squadra delle serie inferiori.

Il Museo, che nascerà dietro il lato dello stadio opposto alla tribuna principale ma che doveva inizialmente essere integrato nella struttura, è stato voluto indipendente e autonomo dallo stesso Domenico Beccaria, direttore del Museo del Grande Torino e membro del CdA della Fondazione, desideroso di dare al Museo una vita propria totalmente slegata, anche economicamente, dalla struttura del Fila. Il Museo dovrà (o meglio dovrebbe) comunque versare alla Fondazione il fitto annuale, posto che sia proprio la Fondazione che dovrà gestire il Fila futuro. La scelta di rendere autonoma la struttura e asservire gli enormi spazi commerciali sottostanti al Museo è a mio parere una scelta sbagliata, perché priverà l’intera struttura di una fonte di sostentamento importante (per quanto ci sia comunque l’affitto – non ancora definito – che il Museo verserebbe alla Fondazione) e che avrebbe potuto garantire una vita prospera al Fila piuttosto che a chi gestirà il Museo. Tutto ciò al netto del conflitto di interesse di Beccaria tra il ruolo di committente (fa parte del CdA) e di interessato all’affitto dell’area (direttore del Museo). Ma in Italia il conflitto di interesse è un’opinione, una cosa che può essere gestita, chi non si fida di Beccaria? Non sarebbe questo il punto, ma…

Tanti condizionali e interrogativi vanno avanti da molto e non interessano a molti, tutti hanno fiducia negli attori attuali, anche se sono interrogativi importanti per i quali sarebbero dovute risposte chiare e definitive.

 

Il 17 Ottobre ci sarà la posa della prima pietra, 89 anni dopo l’inaugurazione del primo Fila. Molti, giustamente, vorranno vedere la posa dell’ultima pietra, quella più importante.

Io invece vorrei vedere dove andrà a finire tutto l’enorme potenziale che aveva lo stadio e che in parte ha già dissipato, definendo strutture e spazi che – sempre a mio parere – potevano essere gestiti e organizzati molto meglio. E dove finirà tutto il flusso di denaro, per quanto ridotto rispetto a quello che avrebbe potuto essere, in quali mani finirà e se sopratutto queste mani faranno sempre la cosa giusta.

Ma è solo il desiderio di un tifoso non allineato, adesso è il tempo di battere le mani e chi rimane in silenzio difficilmente viene notato.

 

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

6 pensiero su “Finalmente(?) un Fila”
  1. Lei dovrebbe essere più informato dei fatti, invece di sputare sentenze.
    Il Museo non è stato voluto indipendente da Beccaria: Beccaria è stato costretto a fare così quando Cairo ha abbassato la cifra che aveva promesso di versare di quel tanto che bastava a non coprire le spese di realizzazione dell’area aggregativa (Museo + ristorazione, ecc.) perché di quella parte lì a Cairo non gliene frega niente.
    E invece di parlare di conflitto d’interesse di Beccaria, perché non dice che il Museo pagherà regolarmente l’affitto mentre Cairo ha chiesto e ottenuto 15 anni di affitto gratuito?
    Quindi, eviti pure di chiedere dove finirà l’afflusso di denaro, perché non ci sarà alcun afflusso, se non quello che il Museo verserà alla Fondazione e che servirà a malapena a tenere su tutta la baracca.
    Cordiali saluti.

    1. Quello che dice è ancora più spaventoso. Il CdA avrebbe approvato questo “regalo” a Cairo? Con tutte le modifiche che il Torino FC ha richiesto? Mi scusi ma non ho questa notizia, non l’ho letta da nessuna parte e mi farebbe un gran favore se mi citasse la fonte.
      A riguardo di Beccaria: Il Museo era previsto dover essere nell’area del fila già nel progetto iniziale e questo l’ho scritto in molte altre parti. Era stato inizialmente previsto che l’area adesso occupata dal Museo fosse destinata al commerciale. Successivamente fu deciso di destinare il primo piano al Museo e Beccaria insistette di avere il piano terra asservito al Museo, cosa che credo li sia stata concessa. Un’area commerciale enorme per le esigenze di un museo, se non riduci il tutto ad un ristorante e ad un Toro Store. Indipendentemnete da quello che verrà realizzato, lei trova che la posizione di Beccaria non sia in conflitto di interessi palese? Ha presente il concetto di “conflitto di interessi”? Non implica che uno sia in malafede, ci mancherebbe, basta il solo fatto di rappresentare due interessi divergenti. Si risparmi i cordiali saluti, se inizia l’email con “sputare sentenze”. Io scrivo ed esprimo il mio parere, mi informo e chiedo. E seguo tutto lo svolgere dei fatti con le ridotte informazioni che vengono messe a disposizione. Se lei è in grado di fare migliore informazione, si adoperi e lo faccia.

  2. Egregio sig. Daga, da misero tifoso del Toro ad oggi mi sento di esprimere profonda gratitudine nei confronti della Fondazione Filadelfia, grazie alla quale, dopo quasi un ventennio di parole, si riesce ad arrivare ai fatti. Sinceramente trovo il Suo articolo poco utile, in quanto va a seminare sospetti assolutamente gratuiti e ad oggi ingiustificati. Credo che l’ atteggiamento migliore sarebbe stato quello di raccogliere le prove necessarie a dimostrare le sue tesi, dopodiché rivolgersi alle autorità competenti. Visto con gli occhi del semplice tifoso, il Suo articolo sembra frutto solo di gelosia e/o invidia, ed è triste che ciò traspaia da chi si proclama tifoso del Toro. Io non conosco personalmente nè Beccaria nè Salvadori, ma è un fatto incontrovertibile che dal 2011 (anno di nascita della fondazione) siano stati in grado di arrivare dove nessuno prima era stato in grado di portarci…. ad iniziare i lavori di ricostruzione. Anch’io avrei preferito un Fila diverso, possibilmente uguale all’ originale. Ma questo luogo è importante per ciò che rappresenta, è la nostra casa, e ritengo che la cosa più importante oggi sia che ritorni a vivere.
    Cordiali saluti

    1. Mi creda, sarei il primo a gioire se tutto andasse bene. Sono grato a Beccaria per aver mantenuto in vita il Museo, come sono stato contentissimo di vedere scelto Salvadori invece che i nomi che giravano dopo la cacciata di Zunino e di quello che l’ha preceduto. Ma sono anche un tipo pragmatico. Le cose devono essere fatte nel modo giusto, perché inevitabilmente le cose arrangiate portano a casini, e i casini hanno il brutto vizio di attirarne altri.
      Il conflitto è davanti agli occhi di tutti e io faccio quello che posso. Non sono nemmeno cittadino di Torino perché se lo fossi stato sarei andato a chiedere conto a qualche riunione della Fondazione. Avrei preferito un Fila diverso, ma sopratutto tifosi diversi.
      Il fatto incontrovertibile è che se non ci fosse stato chi come me è stato attento fin da prima del 2011 a quello che succedeva, adesso la prima pietra non sarebbe stata posata, perché avremmo avuto Zunino o chissà chi altro, Chiabrera non sarebbe stato cacciato e starebbero ancora a rimpallarsi responsabilità per atti non espletati.
      Ma lei, da misero tifoso del Toro (come si definisce) ha seguito tutta la faccenda informandosi o è stato troppo distratto dal calciomercato?

  3. Sinceramente mi interessa molto di più delle sorti del Fila che del calciomercato. Da ragazzo vivevo a Torino, e il Fila l’ ho potuto frequentare abbastanza assiduamente.Adesso, non vivendo a Torino, ho seguito per lo più la vicenda attraverso web e giornali, cercando di mantenermi aggiornato. Continuo però a non capire il perché del Suo livore nei confronti della Fondazione e di Beccaria. Nell’articolo traspare netta la sensazione che sappia più di ciò che scrive. Se è così, la invito con il cuore ad andare avanti e a smascherare eventuali porcherie. Da tifoso l’ ultima cosa che desidero è che il nostro tempio venga ricostruito con modalità che non siano più che oneste. Continuo però a non capire le Sue attuali esternazioni che oggi rimangono fini a sè stesse. Io parto dal presupposto che se si muovono delle accuse, bisogna anche essere in grado di provarle. Altrimenti rimangono semplici illazioni che a nulla servono, se non a destabilizzare un ambiente che da troppi anni è già sull’ orlo di una crisi di nervi.
    Il marcio, se c’è, va smascherato e denunciato, affinché chi ha sbagliato paghi. Però, mi permetta, i suoi, ad oggi, sembrano solo sospetti basati sull’ idea che tutto il mondo è corrotto e l’ Italia un Paese di mangia-mangia. Provi a mettere a confronto l’ associazione Toromio con la Fondazione, qualcosa di concreto ne dovrebbe venire fuori. E magari lasciamo in pace i morti. Il povero Don Aldo avrebbe potuto intervistarlo e chiedere conto di quanto aveva scritto.
    Cordiali saluti

    1. Difficile raccogliere prove a centinaia di km di distanza. E le fonti sono quasi tutte irriferibili, purtroppo, per motivi di opportunità. Certo è che se dovessi avere le carte in mano, non mancherò di fare il mio dovere di cittadino. Quello che leggo non è livore, è rabbia vedendo un’occasione sfumata, per la gente del Toro, per Torino e per l’Italia intera, di costruire qualcosa di degno, dovendo appunto accontentarci di uno stadio di allenamenti in un luogo che aveva una mitologia fantastica e che poteva attrarre tanta gente. Sarà invece “solo” un campo per gli allenamenti.
      Gli allenamenti verranno fatti, la sede ci sarà e le palestre pure, ma è come accettare una macchina qualsiasi dove potevamo avere una fuoriserie. E non sto parlando di uno stadio da 30.000 posti, parlo comunque di una struttura per gli allenamenti del Toro, ma fatta bene ed economicamente prospera per la Fondazione e quindi per la gente del Toro, non solo per alcuni.
      Ho rimosso il commento di Don Aldo, è giusto così. Appena avrò anche quello più recente, lo aggiungerò per par condicio.

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