La serie A è una enorme palla di soldi
La serie A è una enorme palla di soldi

Premessa

Negli ultimi anni, il calcio Italiano sta vivendo un periodo di involuzione dettato da diversi fattori, uno dei quali e tra i più importanti è la ripartizione iniqua dei diritti TV. Le regole di ripartizione, definite da una legge che aveva come proposito quello di favorire la concorrenza, sono state interpretate da parte della Lega Calcio di Serie A in modo da favorire in modo spropositato solo alcuni club e penalizzando oltremodo le squadre con un ridotto bacino di utenza e una storia recente in serie A ma non al vertice.

Di conseguenza, la serie A si è spezzata in tre tronconi: chi vince sempre come la Juve perché ha risorse inaccessibili ad altre squadre, chi lotta per la Champions League, chi si accontenta di galleggiare a metà classifica e chi annaspa sul fondo, destinata a retrocedere per impossibilità di competere per far posto ad altre squadre che avranno l’anno successivo la stessa prospettiva.

La coppa Italia si è poi rivelata una competizione senza interesse se non quello di concedere un posto in Europa League, con squadre di Lega Pro che come quest’anno riescono ad arrivare ai turni finali perché giocano contro panchinari demotivati. A tutto questo si aggiunge lo scenario desolante di un paracadute economico per la retrocessione atto a favorire alcuni club, con una regola creata dai presidenti delle stesse squadre solo pochi mesi prima di esserne direttamente coinvolte. La stortura di un Verona retrocesso e motivato a perdere la partita finale del campionato per raccogliere una fetta maggiore di torta dei diritti TV è solo l’ultimo episodio finale di una lunga serie di eventi creati da una Lega Calcio che non è in grado di decidere come spartire i diritti TV perché in palese conflitto di interesse, in cui alcune società abusano della loro posizione dominante per dettare le regole del gioco.

Il conflitto di interesse e l’abuso di posizione dominante sono reati definiti dall’articolo 101 e 102 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea, pertanto intendiamo procedere presso la UE con una denuncia per Danno da concorrenza sleale contro la Lega Calcio di Serie A e contro il Governo Italiano che non fa niente per cambiare le regole in modo chiaro e non interpretabile.

In tale denuncia verrà chiesto che vengano definiti criteri di suddivisione dei diritti TV più equi ed in linea con i paesi europei in cui, correttamente, ogni competitore viene messo in condizioni di poter aspirare alla vittoria avendo a disposizione se non sussidi identici almeno comparabili e differenziati in minima parte solo in funzione del merito sportivo. Sarà inoltre messo in evidenza che tale squilibrio determina un illegittimo vantaggio anche nelle competizioni europee, in quanto le squadre italiane favorite dal criterio di suddivisione scelto dei diritti TV godono di un sussidio artificialmente sproporzionato rispetto ad altre squadre europee e non dettato da sane regole del mercato interno.

Infine, il criterio di ripartizione scelto che fa leva sul bacino di utenza non ha ragione di esistere, in quanto il numero di tifosi di cui un club può godere o il numero di cittadini della località in cui risiede il club non ha nulla a che vedere con alcuna logica meritocratica (vedi denuncia AGCM del 2013).

Cosa chiediamo

Suggeriamo pertanto che il metodo di suddivisione venga rivisto in modo da ridurre drasticamente il divario tra i premi assegnati a fine stagione, adottando criteri che favoriscano la concorrenza, premino il merito sia nel campionato che in Coppa Italia e incentivino i club a incrementare l’affluenza dei tifosi allo stadio.

Prendendo spunto dalla ripartizione inglese e riapplicando il concetto per il campionato italiano, è stata simulata una variazione della ripartizione dei diritti TV che tenga conto dei seguenti principi:

  • Una suddivisione uguale di maggiore dimensione (55% invece del 40%), per favorire la concorrenza nel campionato e il principio che  squadre piccole e grandi concorrono in egual modo allo spettacolo del calcio;
  • Una suddivisione per merito basata sull’ultimo campionato (28% del totale), per favorire un maggior sforzo da parte delle società di serie A nell’ottenere il miglior risultato, con una suddivisione che potrebbe essere effettuata in proporzione ai punti accumulati nel campionato o rispetto alla posizione finale in classifica (metodo attuale);
  • Una suddivisione per merito basata sull’ultima edizione di Coppa Italia (7% del totale), per favorire un maggiore impegno da parte delle società di A, di B e di Lega Pro ad ottenere il massimo risultato nella competizione.
  • Una suddivisione per merito basata sull’affluenza allo stadio (10% del totale), allo scopo di spingere maggiormente le società ad attuare politiche migliori nei confronti dei tifosi per favorire l’affluenza allo stadio.

Cosa chiediamo ai tifosi

Ai tifosi viene chiesto di sottoscrivere la denuncia e diffonderla presso la comunità dei tifosi per aumentare il più possibile il numero di firme che accompagnerà la richiesta presso la UE. Un campionato più competitivo è anche più apprezzato e capace di attrarre maggiori investimenti italiani ed esteri, è inoltre veicolo di una maggiore educazione civica e sportiva per le future generazioni per insegnare loro che in una sana competizione tutti gli attori devono giocare alla pari e che è il merito e non l’appartenenza ad un gruppo dominante ad essere giustamente premiato.

Appendice: Simulazione dei nuovi criteri

E’ stata condotta una simulazione dell’adozione di questi criteri, confrontandola con i criteri attuali. I risultati sono riportati nei grafici che seguono (Totale nuovo: versione con criteri modificati). In questo modo il rateo tra le due squadre con i maggiori e minori introiti scenderebbe ad un fattore prossimo a 2 (68,25 milioni della Juventus contro i 31,26 milioni del Frosinone) mentre nella ripartizione precedente il rateo era prossimo a 5 (111,4 milioni della Juventus contro i 22,57 milioni del Frosinone).



Criterio per la generazione della nuova ripartizione

Il principio di assegnazione in base al risultato nell’ultimo campionato è simile al metodo attuale, in cui si assegna un punteggio a scalare a partire da 20 assegnato al primo classificato fino a 1 assegnato all’ultimo classificato, e un premio attribuito in proporzione al punteggio.

Per la suddivisione basata sull’ultima edizione di Coppa Italia si assegna un punteggio analogamente al precedente di 20 alla vincitrice, 18 alla seconda finalista, 16 alle squadre approdate alle semifinali, 12 alle squadre approdate ai quarti, 8 per gli ottavi e 4 per il quarto turno. Chiaramente una parte rimarrebbe alle società di B e Lega Pro approdate alle fasi successive. Ad esempio, l’Alessandria approdata in semifinale otterrebbe 5,5 milioni di euro come l’Inter. Visti i buoni risultati delle squadre non di A nella recente coppa Italia, un totale di 19,27 milioni andrebbero a società di B e di Lega Pro.

La ripartizione in funzione della presenza allo stadio è suddivisa in maniera proporzionale rispetto al numero di presenze totali nella stagione.

 

Informazioni sull’infrazione di abuso di posizione dominante

In Europa

Considerata la già ampia concentrazione dei tifosi sulle squadre che hanno conseguito più successi nella storia, la regola definita per la ripartizione degli introiti TV sembra essere stata ritagliata per favorire e consolidare questa supremazia negli anni futuri, senza alcuna possibilità da parte della concorrenza Italiana di conseguire risultati migliori e cambiare l’attuale situazione, qualsiasi sia la capacità imprenditoriale e sportiva del concorrente.

L’assetto definito attualmente, infatti, consente un accesso a risorse enormemente superiori solo ad alcune squadre, che solo l’incapacità dei manager (come nel caso di Milan e Inter) non riesce a trasformare in una dominazione assoluta del campionato italiano.

Il solo confronto del divario tra i compensi

 

Analizzando la ripartizione degli introiti delle 12 squadre europee con i maggiori introiti (dal Football Money League del 2015 di Deloitte) è evidente come nel caso italiano, rappresentato dalla Juventus e il Milan, sia  provenienti dai diritti TV incidano in modo determinante rispetto alle altre squadre europee.

 

La ripartizione dei diritti TV definita nel campionato Italiano, che favorisce in modo sproporzionato il cartello formato da Juventus, Milan e Inter, consente a queste squadre di garantirsi continuamente un piazzamento favorevole per poter accedere alle coppe Europee. Tale accesso viene fallito periodicamente dalle squadre di Milano solo a causa della incapacità dei loro manager, visto il divario economico enorme presente rispetto agli altri competitori. La prospettiva economica di grandi introiti

La distorsione creata nel campionato nazionale dal cartello formato da Juventus, Milan e Inter, comporta multipli vantaggi a scapito delle altre squadre che vi partecipano al campionato nazionale.

Il divario creato nel campionato nazionale ha il duplice effetto di amplificare indebitamente il gap di competitività, assicurando alle squadre del cartello di poter competere praticamente ogni anno all’accesso in Champions League e di accedervi, nel caso della Juventus, grazie al ciclo vizioso creato dall’afflusso di denaro annuale. La prospettiva economica di grandi introiti dovuti alla qualificazione per la Champions League assicura alle squadre che ne beneficiano ogni anno di poter pianificare investimenti a lungo periodo, cosa che non è permessa alle altre squadre con introiti tv di dimensioni inferiori, anche in un contesto europeo.

Solo l’incapacità dei manager di Milan e Inter degli ultimi anni ha fatto sì che il gioco della qualificazione Champions non si restringesse esclusivamente alle tre squadre maggiormente premiate dai diritti TV, sta di fatto che però gli ultimi 15 anni il vincitore del campionato ha visto solo questi tre club tra i vincitori e in pochi casi altre squadre non del trio qualificate al secondo o terzo posto.

Questo insieme di ragioni rendono possibile per Juve, Milan e Inter di competere efficacemente nella competizione europea rispetto a squadre di altre nazioni che non godono di questi aiuti.

 

 

Ricerche della Deloitte e di Forbes evidenziano come la Juventus, pur con una limitata quantità di introiti dal Match Day e dalle attività di marketing, incassa una quantità sproporzionata di diritti TV grazie alla suddivisione creata artificiosamente grazie alla posizione dominante assunta in Lega, suddivisione che non tiene conto in modo adeguato del merito sportivo. Tale sproporzione assicura un indebito vantaggio anche in Europa, permettendo alla Juventus di competere con risorse economiche maggiori di molte squadre di Premier League ed avere la possibilità di accedere a risorse anche maggiori grazie ai premi raccolti dai diritti televisivi raccolti in Champions League.

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Bisogna tener conto che quest’ultima, a livello di campionato, gode di un’attrattiva ben maggiore grazie all’equilibrio presente nel campionato. L’equilibrio in Premier League è tale da rendere possibile, anche se in modo discontinuo, un miracolo sportivo come quello del Leicester che ha goduto di risonanza globale e grande interesse dei media. Questa circostanza stimolerà ancora maggiore interesse da parte di televisioni, sponsor e pubblico nella prossima stagione e, come logica conseguenza, ricavi per l’intero movimento inglese.

 

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Carlos Ariel

Di Carlos Ariel

Carlos è tifoso del Toro, scrive da molti anni sulle storture che lo circondano, si incazza con chi fa finta di niente e critica chi dice che tutto va bene. Sceglie spesso argomenti scottanti per discutere e anche se non insulta chi disprezza non vuol dire che certe cose non le stia pensando.

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