Agroppi commenta: "Ventura è il momento di lasciare il Toro per una grande squadra"
Agroppi commenta: “Ventura è il momento di lasciare il Toro per una grande squadra”

Siamo a poche partite dalla fine della stagione e già si fanno i conti sulle spoglie del Toro, tutto è in vendita o in partenza, compreso l’allenatore, del quale già si pensa ad una sua possibile partenza per una “grande squadra”, manco il Toro fosse il Lanciano (con tutto il rispetto per la squadra abruzzese).
Ma la cosa incredibile è che non è Cairo o il suo entourage che già hanno dato per spacciati Darmian, Glik, Maksi, Bruno Peres, ma tifosi (fortunatamente, solo una pessima parte) e molti giornali, allineati a due credi: il Torino FC deve monetizzare per sopravvivere senza dissanguare il proprietario e sopratutto, i giocatori che stanno andando bene devono puntare ad una grande squadra, che ovviamente non è il Toro.
È vero, il Toro non è una squadra dai bilanci (e dai debiti) enormi come il Milan o gli altri top team, ma il potenziale è grande, quanto può essere grande quello di una Fiorentina o di una Lazio. Eppure Mihajlović, Pioli o Montella non hanno nei propri estimatori gente che desidera la loro partenza per una “grande”. Ci sono i campioni che partono, ma ne vengono di altri. Partono i Quadrado, ma arrivano i Salah.
Facile obiettare che la Fiorentina ha ben altri obiettivi, e un altro finanziatore come Della Valle ma perché non dovrebbe averli il Toro con Cairo? Dopotutto il Toro ha quest’anno conseguito un risultato in Europa esattamente pari a quanto fatto dalla Fiorentina in Europa League nel 2013-14 (uscita agli ottavi con i gobbi).
A riguardo dei diritti televisivi, il Toro avrà (presumibilmente) una quota del 4,17% (Fiorentina 4.96%, Sampdoria e Udinese circa 4%), grazie al numero di tifosi in Italia e al bacino di utenza corrispondente al numero degli abitanti della città di origine della squadra; questa quantità è destinata a crescere nel prossimo futuro, per una media di 6 milioni all’anno in più per il prossimo triennio (se riesce a mantenere l’attuale andamento di classifica). Ci penalizzano i risultati dell’ultimo quinquennio ma anche quelli stanno crescendo e i risultati storici (gli scudetti del Toro) ci danno una grande mano. Tutti fattori di cui si tiene conto nella ripartizione attuale dei diritti televisivi.
Cosa fa attualmente del Toro una “piccola” squadra? Gli incassi da pubblicità e sponsor – non al livello di quanto potrebbero essere – e gli incassi da stadio, che a causa delle ridotte dimensioni dello stadio a disposizione potrebbero dare un diverso contributo.
Innanzitutto parliamo degli incassi da sponsorizzazioni, in cui possiamo mettere gli ultimi bilanci a confronto: dove la Fiorentina segna un +8.9 milioni (ricavi da sponsorizzazioni), il Torino segna un +4.5 milioni (Sponsor ufficiale e Tecnico, altri proventi da sponsorizzazione). Pubblicità: 4.2 milioni della Fiorentina contro i 2 milioni, per una superficie espositiva equivalente, nonostante dietro il Toro ci sia la Cairo Communication che gestisce la pubblicità. Numeri quindi destinati a crescere con il crescere dell’appeal televisivo delle partite del Toro, o almeno si spera. In ogni caso, persino il Parma e il Bologna dal punto di vista della raccolta pubblicitaria fecero meglio del Toro l’anno scorso.
Per il resto ci sono altre voci che cresceranno quest’anno con la partecipazione del Toro al campionato Europeo: circa 7-8 milioni di ricavi indotti a dir poco (diritti televisivi vari, incassi da biglietteria, incassi maggiorati degli sponsor) eppure per primi alcuni tifosi, anche eccellenti, stanno vendendo la pelle del Toro quando ancora non si è finito il campionato, con una litania che sa di veglia funebre per il futuro del Torino.
A Giugno sarà pubblicato il bilancio 2014. Compariranno i reali importi legati alle vendite di Cerci, Immobile e D’Ambrosio (ricordo che Cerci, che Cairo dichiarò essere stato acquistato per 8 milioni in realtà ne costò complessivamente circa 5,6) e i nuovi proventi legati alle sponsorizzazioni, incassi, pubblicità, vendita diritti televisivi che dovranno necessariamente aumentare, pur avendo il Toro già chiuso in positivo lo scorso anno grazie alla vendita di Ogbonna.
Tutto questo a dimostrare che, anche guardando i numeri, il Toro è e sarà un affare più grande di quanto tanti vogliano far credere (e con potenzialità ancora maggiori di quelle attuali) e che Cairo non è quel martire che si sacrifica per il bene del Toro come molti opinionisti pensano, ma un personaggio molto scaltro che ha acquistato un bene che vale esattamente quanto finora l’ha pagato (con l’investimento negli anni) e che continua ad assicurargli gratuitamente un’ottima immagine, contatti e contratti pubblicitari. Senza contare la disponibilità di una struttura come il Filadelfia, costata un’inezia per Cairo, che potrebbe essere nel futuro una fucina per i futuri campioni del Toro, generando giocatori in grado di migliorare ulteriormente le prospettive e i bilanci, vista l’importante che in futuro avrà il settore giovanile, secondo le direttive UEFA.
Ci sarebbe almeno da sperare che personaggi come Agroppi, che dovrebbero conoscere bene i nostri valori, la smettano di cantare messa funebre sulle speranze di mantenere un’ossatura della squadra e diano prima una occhiata reale alle possibili ambizioni del Toro senza che questo, ogni anno, debba essere completamente rifondato. Il legame che si instaura talvolta tra i tifosi e alcuni giocatori, sopratutto alcuni che si distinguono per qualità umane prima che per capacità tecniche, dovrebbe essere considerato sopratutto dalla società un valore notevole allo scopo di indurre i tifosi a frequentare lo stadio per vedere il proprio beniamino. O almeno a farsi l’abbonamento televisivo per vedere la propria squadra e spendere qualche euro ogni tanto in qualche cazzata che riguarda il Toro o quello specifico giocatore.

Anche su questi piccoli dettagli si basa il futuro del Toro.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

Un pensiero su “Come gli avvoltoi”
  1. Questa è la mentalità inculcataci da media genuflessi ed allineati alla triade delle meraviglie (le strisciate) per anni, ovvero che un giocatore non è realizzato se non arriva a fare la panchina o finisce nel dimenticatoio di questi ‘grandi’ (in questo caso sì) cancri del calcio. Modo di vedere le cose molto all’Italiana, direi. Il Toro è una grande squadra, anzi una leggenda.

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