Cerci
Cerci con la maglia dell’Atletico – FOTO: Manu Fernandez – AP tratta dal sito MundoDeportivo.com

Non è il diavolo rossonero, simbolo del Milan, di cui si parla. Si parla di un diavolo ben più pericoloso, i fondi di investimento che da anni ormai la fanno da padrone nel calcio europeo dopo aver dissanguato molti club sudamericani prima e i maggiori club portoghesi negli ultimi anni.

Copertina - Gol di Rapina
Gol di Rapina, il libro di Pippo Russo edito da Edizioni Clichy nell’aprile 2014

Pippo Russo, autore del libro “Gol di Rapina” pubblicato ad Aprile 2014 e del blog online Cercando Oblivia, è da anni impegnato per portare allo scoperto questo fenomeno, poco conosciuto dal tifoso italiano e ampiamente sottovalutato dalle autorità calcistiche e dalle istituzioni italiane. Nel libro prima e con continui aggiornamenti nel blog nei mesi successivi ha dettagliato lo scenario degli affari poco puliti intercorsi negli ultimi anni tra i fondi e le società sportive di mezza europa, quest’ultime attratte dall’illusione che i fondi fossero un mezzo per diventare più competitive, non accorgendosi di stringere attorno al proprio collo, ad ogni affare, il nodo scorsoio di una cravatta molto scomoda.

Proprio in questi ultimi giorni è giunto alla ribalta delle cronache il ritorno di Cerci in Italia, proprio in quel Milan che aveva tentato l’assalto nel mercato estivo e che poi aveva “ripiegato” su Fernando Torres, un affare sbandierato da Galliani come colpo sensazionale e poi rivelatosi l’ennesimo bidone rimediato dal Milan negli ultimi anni. Il post del blog di Pippo Russo ci aiuta a fare luce su quanto è avvenuto.

Innanzitutto Cerci è stato acquistato dall’Atletico Madrid tramite Doyen Sport Investments, il fondo di investimento inglese con sede a Malta [1] che controlla anche il destino di Ruben Perez, calciatore dell’Atletico che passa i suoi anni in prestito in varie squadre della Liga [2], aumentando ad ogni passaggio il proprio valore fino ad arrivare a 3,5 milioni nel passaggio al Torino, per l’ennesima volta in prestito con diritto di riscatto. Valore ingiustificato viste le qualità non eccezionali messe in mostra al Toro in questi mesi. Da notare che fissare il diritto di riscatto significa definire il valore commerciale del giocatore, indipendentemente dalla sua quotazione reale, uno modo elegante per camuffare bilanci e generare plusvalenze.

Quando un fondo di investimento possiede una parte importante del cartellino di un giocatore significa che è in grado di condizionarne il destino, facendo sopratutto la fortuna del procuratore (spesso, un alleato del fondo) che prende la commissione ad ogni passaggio di proprietà, particolarmente frequenti, guarda caso. E infatti nel mercato prossimo di gennaio, nonostante l’interessamento dell’Inter, viene organizzato lo scambio con Torres (nelle mani di Jorge Mendes, potentissimo broker alleato della Doyen) il cui cartellino viene prima acquistato dal Milan (era solo in prestito) con non si sa quali soldi e poi sbolognato all’Atletico in cambio di Cerci.

Cerci, dopo aver accettato a malincuore il passaggio all’Atletico poiché avrebbe preferito rimanere in Italia [3], viene in Italia al Milan dopo aver trattato con Mancini per il passaggio all’Inter, destinazione che avrebbe preferito se non ci fosse stata di mezzo Doyen e lo scambio con Torres. Una girandola di movimenti e di contatti in cui le società sportive sono vincolate alla volontà dei fondi di investimento che detengono parte dei diritti sportivi dei giocatori.

Il Toro sembra essere al di fuori del giro di giocatori dei fondi di investimento, ma questo si vedrà con maggiore certezza quando a metà del 2015 verranno resi pubblici i bilanci chiusi al 31/12/2014, in cui figureranno gli esatti movimenti di capitale dovuti alle cessioni e agli acquisti dei vai giocatori trattati quest’anno. Per adesso, si segnala una sola interessante stortura a riguardo di Cerci: la risoluzione della comproprietà con la Fiorentina viene indicata dai giornali come una operazione da 4 milioni di euro [4] eppure dal Toro alla Fiorentina passano solo 1,8 milioni, come indicato nel bilancio di entrambe le squadre. Un’operazione in cui un giocatore della LIAM Sport, Marko Bakić, viene acquistato per metà dal Torino (1,3 milioni a bilancio) e metà dalla Fiorentina (ma non risulta dai bilanci della squadra viola del 2012) [5]. Il giro che potrebbe esserci in questa transazione multipla è facilmente intuibile, ma è preferibile aspettare i prossimi bilanci per trarre delle conclusioni meno affrettate.

Chiediamo proprio a Pippo Russo maggiori delucidazioni.

Quanto possono influire i fondi di investimento nel calcio italiano?

Possono influire nel calcio italiano come ovunque. Nello specifico della nostra situazione, come nel caso spagnolo, essi sfruttano una situazione di crisi economica che mette in crisi i club nella loro capacità di finanziare le operazioni di calciomercato. Inoltre, nel caso dei club medio-piccoli c’è l’ansia di entrare nel “giro giusto” del calciomercato, quello guidato dai grandi broker capaci di condizionare trasferimenti e fare le fortune o le sfortune di un club. Compiacere questi attori finanziari, e prestarsi alle loro operazioni di calciomercato, diventano necessità per avere in futuro delle chances di accedere a buoni calciatori e soprattutto di vendere i propri a condizioni estremamente convenienti.

Quanto una società come il Torino può essere condizionata dalla presenza di giocatori legati ai fondi?

L’esempio di Ruben Perez dice che, dal punto di vista dell’utilizzo del calciatore, il condizionamento può non essere eccessivo. Ma non è questo il punto. Il punto è che un club come il Toro viene comunque “persuaso” a prendere un giocatore che non gli serve, e che per di più fin qui ha dimostrato un valore molto dubbio. Il Torino si presta a fargli fare curriculum, così come il Benfica si presta a far fare curriculum a una schiappa come l’olandese Ola John o lo Sporting Lisbona si era prestato a far fare curriculum a una schiappa come l’olandese-marocchino Labyad. Tutti calciatori targati Doyen, regolarmente stipendiati. E gli esempi potrebbero essere tanti altri. C’è un condizionamento della libera concorrenza fra i calciatori, così come sui club che acquisiscono calciatori scarsi e inutili.

Riferimenti

  1. LaSexta.com, Un fondo de inversión es el único obstáculo para la vuelta de Torres al atleti, 28/12/2014
  2. Trasfermarkt, Scheda di Ruben Perez
  3. MundoDeportivo.com, Atlético: Cerci, ‘obligado’ a aceptar la opción del AC Milan26/12/2014
  4. Repubblica.it, Calciomercato, comproprietà: niente buste per Cerci, è tutto del Torino, 20/06/2013
  5. Calciomercato.com, Spezia, Bakic gol: si punta a riscattarlo dalla Fiorentina, 29/12/2014

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

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