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I giornalisti circondano il nuovo proprietario del Bari, Gianluca Paparesta, ex-arbitro condannato per Calciopoli

Il caso di Ciro è solo uno sfortunato (per i tifosi del Toro) esempio del giro di soldi che si sta creando, un caso tra i più virtuosi possibile. Virtuoso perché al contrario di molti supercampioni sudamericani, Ciro ha la virtù di essere un giocatore che ha “solo” il figlio di Moggi alle spalle, mentre in questi giorni sono ben peggiori gli squali con i quali potremmo un giorno scontrarci e che per esempio tengono per le palle molte squadre sudamericane (River Plate compreso) e gran parte delle squadre portoghesi (Benfica, purtroppo, compreso).

Adesso la tendenza si sta confermando anche in Italia e la recente acquisizione del Bari ne è un esempio. Acquistato da Paparesta per un gruppo di imprenditori, nasconde invece una realtà di speculazione descritta benissimo da Andrea Alessandrini Gentili in un articolo sul Bari Calcio comparso su foryoumag.net, in cui viene prospettata la possibilità da parte di due società (la Mp Silva e la Infront Italy) di utilizzare la squadra pugliese come “lavatrice di giocatori”, ovvero una squadra che serva alle due società per parcheggiare cartellini di giocatori in attesa di destinazione. Un vero e proprio business già sperimentato in altre realtà, come quella del Belenenses (la cui storia è raccontata da Pippo Russo, la prima parte qui) o dell’Estoril Praia (serie B portoghese) che è dal 2000 sotto il controllo della Traffic Sports, con i traffici raccontati diffusamente nel suo libro “Gol di Rapina” uscito il mese scorso.

Un tentativo simile lo sta operando il Parma, che in proprietà ha circa 200 giocatori di cui una buona parte in prestito in società di serie B con le società satellite Gubbio e Nova Gorica (Slovenia), con 178 giocatori movimentati solo nelle ultime due sessioni di calciomercato) come se fosse un mercato del bestiame (vedi in dettaglio l’articolo comparso il 26 maggio sulla Stampa – Le crepe del sistema Parma), salvo poi incartarsi proprio su un pagamento di Irpef di 300mila euro. In comune con il Bari, per adesso, il Parma ha solo la cessione del brand a terzi, ma non è escluso che con Ghirardi e Co. vogliano copiare il modello di sfruttamento realizzato da ambigui personaggi del calcio per trarne profitto in modo non sempre chiaro, anche grazie allo sfruttamento di diversi regimi di tassazione in paesi diversi (praticamente se tutti i giocatori in forza al Nova Gorica rientrassero dal prestito col Parma ci rimarrebbe solo il magazziniere, forse).

Dovrebbero preoccuparsi pure i tifosi dell’Inter, per la quale Thorir sta creando la Media & Communication srl, una NewCo che acquisterà il marchio del club neroazzurro e ne sfrutterà tutti i diritti per rilanciare l’Inter. Praticamente una scatola vuota che verrà riempita di denaro tramite un prestito quantificato in 230 milioni, organizzato  da Goldman Sachs con l’aiuto di Unicredit e altri finanziatori internazionali (vedi dal Messaggero.it: Ecco MediaCo, la NewCo di Thorir per l’Inter). Ma andando all’estero i casi scoperti sono drammatici: dalla vendita di Falcao al giro di soldi fatto per Neymar che per poco non ha inguaiato il Barcellona (che sembra abbia passato in nero una valanga di soldi in nero ai suoi procuratori) al caso di Bottinelli al River Plate, il cui cartellino è passato temporaneamente ad un paradiso fiscale prima di arrivare a destinazione, triangolazione fatta solo per eludere le tasse del paese.

I casi all’estero si moltiplicano. L’Atletico Madrid, il Lione, sono ormai controllati da fondi di investimento. Il fenomeno globale lascia presagire un’immensa bolla economica (alimentata dalle plusvalenze) che sta montando e rischia di ingigantire sempre più a dispetto delle società che acquistando giocatori a prezzo maggiorato da società straniere compiacenti (magari facendo transitare il cartellino del giocatore in un paradiso fiscale) trovando il modo di trasferire all’estero soldi in nero e svuotare le casse della società stessa, come accaduto più volte in questi anni, sopratutto quando nel ruolo di proprietario o responsabile del calcio mercato della società sportiva si sono trovati proprio i responsabili o gli affiliati di grandi procuratori. Un caso che sembra molto lontano dal nostro calcio ma che ha bussato, forse, prepotentemente alla nostra porta con il caso del Bari.

Che c’entra il Toro in tutto questo? Con la supervalutazione di Immobile, la possibile cessione di Cerci, la nuova posizione favorevole in serie A che significheranno più soldi dalle televisioni e dagli sponsor, la capacità di rivalutazione dei giocatori da parte di Ventura, il Toro sta diventando una gallina dalle uova d’oro per Cairo, che potrebbe utilizzare il fiume dei soldi che sta arrivando per riprendersi parte di quanto investito (ad inizio 2013 risultava in passivo di circa 60 milioni – senza contare ovviamente il valore dell’immagine e del nome che si è creato grazie al Toro, nessuno lo conosceva prima dell’acquisizione) e in futuro fare maggiori investimenti sul  Toro e acquistare giocatori più capaci e che necessitano di onorari maggiori.

Non sembra che Cairo abbia intenzione di fare giochetti strani, comunque. L’invito ai tifosi del Toro è tenere gli occhi aperti e non pensare che tutto quello che intorno luccica sia realmente oro. Tutt’altro.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

Un pensiero su “Il Toro in questo calcio”
  1. Effettivamente Cairo ha convinto Telecom a cedergli l’indebitata La7 grazie alla sua notorietà’ acquisita col Toro…………è un discorso che fila

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