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In fila al botteghino, ormai a quattro minuti dall’inizio di Parma-Torino. Ben 45 minuti per gestire meno di quaranta persone.

E’ mattina presto, è la befana. Non cerco vicino un camino che non ho se ho regali nella calza, cerco solo le mie cose per proteggermi da un freddo che non ci sarà e partire alla volta di Parma. C’è una partita, Parma-Toro, che il Toro perderà meritatamente, ma non è questo il punto. Io parto da una località sulla costa Marchigiana, 390 Km di autostrada destinazione Parma, appuntamento con i miei amici di Roma nei pressi di Bologna per andare insieme allo stadio. A loro tocca percorrere circa 460 Km. Non ci spaventa.

Non abbiamo i biglietti, la società che li emette ha chiuso l’emissione negli ultimi giorni per motivi non precisati, anche ai detentori della tessera del Tifoso. Abbiamo deciso di andare lo stesso, come l’anno scorso faremo i biglietti per la curva dei tifosi locali e poi ci faranno entrare lo stesso nel settore ospiti… tipica follia italiana.

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L’autobus verso lo stadio, fermo al piazzale. Si discute tranquilli, eppure non ci fanno partire. Liberi cittadini bloccati senza un perché.

Arriviamo un’ora prima al casello, la polizia ferma le macchine e ci costringe ad entrare in un parcheggio nei pressi del casello di Parma. Dobbiamo prendere un autobus per arrivare allo stadio, per motivi di sicurezza e perché nei dintorni dello stadio non ci sono abbastanza parcheggi per le macchine. Non ci scomponiamo, siamo abituati in quanto tifosi a questo essere trattati da extracomunitari appena approdati a Lampedusa. Aspettiamo pazienti, non siamo tifosi turbolenti come gli steward dicono essere i tifosi dell’altra squadra di Torino.

Ma passa il tempo, molto tempo. Mezz’ora ad aspettare, ci giungono voci di file ai botteghini, incomprensibili. Ci chiedono quanti di noi non hanno il biglietto, pensiamo che sia perché ce li vogliono mettere da parte in biglietteria, ma non è per questo. La polizia che fa i fatti propri, noi che ci lamentiamo ma cerchiamo di mantenere la calma. Si parte finalmente. Lo stadio è al centro della città, la città viene bloccata al passaggio dei tifosi, un servizio di almeno 6-7 poliziotti ci fa da scorta manco dovessimo recarci ad un penitenziario.

Arrivo allo stadio. Ci rechiamo alla biglietteria sotto il settore ospiti. I biglietti sono in vendita solo per i possessori della tessera del tifoso. Bisogna andare alla biglietteria della tifoseria locale. E’ una follia. Corriamo, una lunga fila si prospetta davanti a noi, per la maggior parte tifosi del Parma, la fila avanza lenta perché i terminali funzionano male o gli operatori non sono sveglissimi.

Inizia la partita, noi abbiamo ancora una ventina di persone davanti a noi. Ci giunge notizia del gol di Immobile, è il 20′ minuto. Siamo contenti per il risultato ma siamo ancora fuori, ancora 6-7 persone davanti a noi. Facciamo finalmente il biglietto, è il 30′ minuto, ci chiedono il documento ma non il codice fiscale, quindi praticamente il controllo riguardo ai diritti di accesso è nullo. Facciamo il biglietto per la curva del Parma perché non si può fare il biglietto per la curva ospiti, ma poi corriamo in quella ospiti e ci fanno entrare lo stesso.

La partita non è stata un granché, il Toro viene recuperato e sorpassato come succede spesso negli ultimi anni a Parma, ma non è questo il punto. La partita allo stadio è solo uno spettacolo ma i tifosi vengono trattati come se fossero dei criminali. Qualcuno dovrebbe chiedersi se questa è la ragione per cui molta gente smette di andarci. Qualcuno dovrebbe chiedersi quanto i comuni che ospitano queste manifestazioni perdono economicamente perché la tifoseria ospite viene trattata come un bagaglio scomodo da fare entrare ed uscire velocemente dalla città piuttosto che ospitarla a dovere e promuovere l’immagine della città.

Qualcuno dovrebbe chiedersi questo, non solo i politici locali, anche gli stessi responsabili (all’interno del club) dei rapporti con le tifoserie. Soldi e opportunità buttati al vento, in città italiane che avrebbero tanto da offrire e che invece mostrano solo sbarre e polizia.

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Di Leonardo Daga

Leonardo Daga è un tifoso del Toro, da anni attivo nella difesa dei diritti dei tifosi del Toro e ora collaboratore di Supporters In Campo.

Un pensiero su “La follia dell’accesso allo stadio in Italia: storia di una domenica pomeriggio qualsiasi”

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